ULTIMAZIONE RISALITA “CURVA SALINA” 25-09-2020

ABISSO NUEVA VIDA – VENERDI’ 25 SETTEMBRE 2020

Partecipanti: Forcella Claudio (PS/GS Valle Imagna), Greppi M. (PS/SC Lovere), Rescali L. (PS)

Obiettivo: ultimazione risalita “Curva Salina”

RISULTATO: Nasce il…Ramo LOCOMOTIVA !!!

In data 2 Febbraio 2020 (si veda specifico report sul sito) una squadra piuttosto numerosa e composita di soci di Progetto Sebino/Speleo CAI Lovere, GSB Le Nottole e GSV Talpe si era recata nell’Abisso Nueva Vida con lo scopo di dare un’occhiata alla grotta, visto che molti dei componenti della squadra non c’erano mai stati. Ovviamente, per prendere “due piccioni con una fava”, ci si era anche organizzati con tutto l’occorrente per attaccare una risalita nel ramo “Curva Salina”.

A tale ramo ascendente si accede dalla Sala dei tre Fiumi, a circa 120 metri di profondità dall’ingresso.

Diversi anni fa io e Gatti Fabio risalimmo due piccoli camini attivi per un totale di una quindicina di metri, arrivando ad una bella ed ampia sala: la via per fortuna proseguiva, sempre sul ramo attivo, ma ahinoi era necessario effettuare una ulteriore risalita di circa 15 metri stimati. In cima, le dimensioni sembravano non enormi ma il passaggio comunque transitabile.

Alla sala/via era stato dato il nome di “Curva Salina”.

In Febbraio un terzetto composto dal sottoscritto, Giorgio Pannuzzo e Gianluca Perucchini si era dedicato a questo terzo camino da risalire, mentre gli altri amici speleo presenti (del GSV Talpe) si facevano un giro godendosi altri grandi ambienti della grotta e soprattutto affacciandosi allo spettacolare P170 che si trova nei pressi.

Nello specifico, il mitico Gianluca, ormai indiavolato e tecnicamente sempre più preparato, assicurato dal “Pannuz”, si spara i primi 10 metri buoni.

Poi, ormai prossimo all’uscita dal pozzo, la batteria del trapano lo abbandona.

Complice anche un pò di stanchezza, il Pannuz si offre di dargli il cambio. Purtroppo, neanche il tempo di indossare tutto l’armamentario e di salire che…è subito il momento di scendere e stoppare le nostre velleità esplorative. La seconda batteria del trapano non funziona!!! Pannuz è sicuro di averla caricata il giorno prima ma…niente da fare, non funziona. Siamo dunque costretti ad “arrenderci” a poco meno di 4 metri dall’uscita dal pozzo.

Decidemmo di lasciare lì tutto l’occorrente con l’intenzione di tornarci nel giro di 2-3 settimane al massimo.

Del resto chi poteva sapere che di lì a poco sarebbe scoppiata una pandemia mondiale e saremmo tutti stati confinati in quarantena a casa fino a Giugno???

Con la ripresa delle attività speleologiche a cominciare dal mese di Agosto scorso, graduale e prudente, chiaramente tra le priorità è stata inserita questa esplorazione, sicuramente alla portata alla prima occasione trattandosi di una piccola punta di una decina di ore.

Anche perchè il materiale è lì da qualche mese ormai e sicuramente sarà già in corso un primo stadio di degrado. Va recuperato quanto prima.

Le aspettative esplorative però non sono esagerate: stiamo parlando di un ramo in risalita, certamente attivo ma non sono mai state riscontrate portate davvero significative. Inoltre, se è vero che nel gruviera sotterraneo del Sebino occidentale spesso da rami in risalita sono letteralmente “saltate fuori” vere e proprie nuove “porzioni” chilometriche del complesso carsico, è anche vero che tutte le più recenti esplorazioni, quasi tutte in risalita ( Bueno Fonteno, Salone Ciclopico -ramo Doppio Malto- e Ramo Hydrospeed; Nueva Vida, risalite Martello Volante e Trio Medusa, ecc.) non sono state premiate adeguatamente.

Quindi si organizza con la convinzione di andare lì, uscire dal pozzo e aspettarsi di sentire gridare poco dopo dal “risalitore” :”Stringe dopo pochi metri!”…quindi disarmare tutto e dirigersi verso altro obiettivo “salva-giornata”.

E invece…

Venerdì 25 Settembre siamo io, Laura e Claudio.

Bello lo spirito che si assapora in grotta quando con te, al tuo fianco, non hai solo degli abili speleo ma soprattutto dei grandi amici, compagni di mille avventure, anche al di fuori della grotta. Perchè, anche se tanti se ne dimenticano col passare del tempo, la speleologia è soprattutto squadra. E la squadra si costruisce anche e soprattutto fuori dalla grotta, non solo trascinando pesanti sacche lungo i meandri.

Ma questa è un’altra storia…  : )

Purtroppo le previsioni meteo non sono delle migliori. E’ prevista pioggerellina dal pomeriggio, dalle 20:00 in poi una specie di Apocalisse fino a notte inoltrata: allerta meteo, temporali, pioggia di meteoriti e invasione delle locuste.

Sappiamo bene che in Nueva Vida rischi di incorrere in una piena pericolosa sono praticamente assenti, almeno alla profondità e nei luoghi dove ci recheremo. Ma con le grotte non si scherza… Intendiamo inoltre osservare rigidamente gli accorati inviti alla prudenza provenienti da CAI nazionale e CNSAS (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico)  degli scorsi mesi, tesi a ridurre al minimo la possibilità di incidenti in grotta vista l’emergenza Covid in corso (le squadre di soccorritori sono quasi sempre molto numerose ed è quasi impossibile garantire durante le operazioni di recupero il pieno rispetto delle prescrizioni anti-Covid).

Ci imponiamo quindi un timing serrato: il limite di orario tassativo per cominciare ad uscire viene fissato alle 18:00, così saremo sicuri di anticipare la piena.

Ritrovo verso le 9:30 del mattino, veloce organizzazione dei materiali e subito su in valle a Fonteno. Sotto una pioggerellina battente ci prepariamo e, con atmosfera serena e ridanciana, ci fiondiamo nell’Abisso Nueva Vida. Come detto la gran parte dei materiali necessari all’esplorazione sono già in loco per cui siamo anche abbastanza leggeri: con ritmi più che buoni, ovvero in meno di un’ora, siamo già alla Sala dei Tre Fiumi. Dopo che Claudio si è dilettato a disgaggiare materiale precario facendolo precipitare, dal traverso che conduce all’imbocco di Curva Salina, sul fondo del salone, siamo finalmente all’attesa risalita.

Claudio si mostra bendisposto e si lancia, prefigurandosi un lavoro di circa un’oretta tra metri da risalire e armo…

Io faccio sicura mentre Laura si distrae con alcune foto e riprese. Per motivi non chiari, inizio a canticchiare il jingle di “Il pranzo è servito” (storica trasmissione anni ’80 condotta dall’indimenticato Corrado): il motivetto diventa virale e ci accompagnerà per tutto il giorno con alcune reinterpretazioni liriche da dimenticare…

Claudio nel frattempo probabilmente si pente di essersi offerto: la roccia è ‘na schifezza, lo stillicidio e gli schizzi della cascatella in arrivo sono implacabili e l’armo (un bel conigliazzo) un pò da studiare. Nel frattempo si sfoga nuovamente dedicandosi ad una divertente disciplina conosciuta come “balocching”: massi e lastre di dimensioni anche inquietanti precipitano dinnanzi a me e Laura che siamo a volte costretti a trovare riparo persino nel meandro di accesso alla sala. Ma Claudio lo conosciamo tutti, è come l’acqua cheta: meglio non farlo arrabbiare !!!     : )

Le motivazioni però le trova alla grande osservando di fronte a lui il meandro che a breve verrà violato: lo descrive come orizzontale, almeno i primi metri, più che transitabile e alto almeno 4 metri…poi gira a destra dopo un saltino.

Altro aspetto che troviamo confortante è un discreto movimento d’aria, verso il basso, che si avverte nonostante le grandi dimensioni della sala e che avverte distintamente anche Claudio, lassù in cima. Sicuramente il movimento dell’acqua dalla cascata farà la sua parte, ci diciamo…ma ci sembra che ci sia “qualcosa in più” di questo.

Finalmente Claudio è fuori e ci conferma che le aspettative sono più che buone!!!

Dai che oggi si esplora un pò!

Dà l’ok a Laura per salire.

Nel frattempo io rassetto tutto il materiale rimasto e poi la seguo a ruota occupandomi del disarmo.

Man mano che mi avvicino alla sommità del pozzo, Claudio si leva tutto l’armamentario, perfeziona l’armo e riorganizza i materiali da risalita…mentre Laura, imbeccata da Claudio, si lancia in avanti a curiosare…supera in libera il saltino descritto da Claudio e…sparisce!!!

Dopo interminabili secondi durante i quali io e Claudio, ormai prossimi a raggiungerla, ci scambiamo sguardi d’intesa, sentiamo Laura che ridacchia fragorosamente e grida “Dai…venite!!! Si viaggia!!! Qui c’è un bivio…qui c’è un camino laterale…qui si cammina, alla grande!!! Veniteeeee…”. Insomma, una pazza. E quelle risatine isteriche di Laura abbiamo imparato a riconoscerle…quando arrivano vuol dire che si esploraaaaaaaaaaaaaaaaaa !!!

Superiamo lo scomodo saltino in libera passandoci le sacche e raggiungiamo la pazza: ci troviamo in una saletta, un primo bivio. Alla nostra destra, un piccolo camino leggermente attivo. Il salto da superare, necessariamente in artificiale, sarà sui 5 metri; l’imbocco della galleria non è al momento transitabile, sarà necessario un pò di smazzettamento, dietrò però si vede che prosegue e con dimensioni che definirei invitanti. Neanche il tempo di fare le valutazioni del caso che Laura, con sguardo sognante, ci racconta di aver proseguito lungo la via principale, che invece si dirige verso sinistra e, dopo un primo cambio di direzione ortogonale verso destra, fatti pochi metri ha…cominciato ad avvertire un suono…tipico…inconfondibile…che lei descrive come il “rumore del motore di una LOCOMOTIVA A VAPORE…”…lei sostiene di non avere dubbi: è il fragore di acqua…tanta acqua!!!

E’ così che nasce un nuovo ramo del complesso: il Ramo L-O-C-O-M-O-T-I-V-A.

Io e Claudio, a quel punto, rompiamo gli indugi: bando alle ciance e ciancio alle bande. Molliamo lì tutto e seguiamo la scatenata Laura!

Dopo pochi metri, superato un passaggio solo apparentemente scomodo, effettivamente la grotta svolta di 90° bruscamente a destra e prosegue, in ambienti grandi e ancora transitabili.

L’andamento e le morfologie sono quelli tipici a cui ormai ci ha abituato il bestione sotterraneo: l’ormai “classica” forra sub-orizzontale, intervallata da piccoli salti acquatici effettuabili in libera, con vasche alla base, talvolta profonde; dimensioni: altezza sui 4/5 metri, larghezza media superiore al metro, sempre con flusso d’aria ben avvertibile.

Cominciamo a percorrere i primi 20, 30, 40 metri e dopo alcuni cambi di direzione, ci affacciamo in un’altra tipica struttura di Nueva Vida: una faglia, ovvero un passaggio (lungo una ventina di metri), più che transitabile, dritto come un fuso, in cui si palesa clamorosamente l’importanza della componente tettonica nello sviluppo del complesso, con le vie d’acqua che si sono impostate, almeno localmente, su ampi sistemi di fratture e vuoti sotterranei forse preesistenti.

Ed è lungo questo tratto che il rumore dell’acqua si fa sempre più forte…ed infatti, più o meno a metà, la prima “sorpresa”: un pozzoooooo!!! Con cascata!!! Eccola, la locomotiva…la gran parte dell’acqua in arrivo da monte, infatti, si perde con un certo fragore in quello che deve essere un ringiovanimento…

Il resto dell’acqua invece prosegue fino a Curva Salina.

Adrenalina alle stelle, guardiamo verso il fondo: non si tratta di un pozzone, infatti ne vediamo chiaramente il fondo…ma siamo sui 7/8 metri, con imbocco comodo e più che transitabile dopo semplice smazzettamento. Non riusciamo a scorgere le pareti laterali, vediamo solo l’acqua che si riversa sopra al liscio pavimento di quello che a tutti gli effetti sembra meandro!!!!!

Dove andrà tutta quest’acqua??? Forse verso un nuovo fondo???

Ci mettiamo a fantasticare un attimo ma è già tempo di proseguire: la via verso monte prosegue…e alla grande!!!

Ci reincamminiamo lungo la faglia e prendiamo consapevolezza che la quantità d’acqua non è nemmeno poca: siamo sui 1/2 litri al secondo a occhio.

Procediamo e, dopo l’ennesima svolta verso destra, anche in questo caso completamente ortogonale, riprende l’andamento tipico da forra-meandro, intervallato da ambienti anche piuttosto grandi in corrispondenza di sospette confluenze fossili/bivi o piccoli camini laterali (ne incrociamo un paio che, letteralmente, ignoriamo…).

Si va…si va…si va…finchè…sembra proprio che pochi metri avanti a noi l’ambiente esploda…sembra decisamente più grande…

…e infatti eccoci in una specie di sala, anche piuttosto grande, che in realtà è solo un punto in cui la forra si allarga molto (larghezza sui 5 metri, altezza almeno 10), in corrispondenza di un bel salto (con copiosa cascata) questa volta effettuabile solo in artificiale che, almeno per oggi, ci sbarra la via…

Ma il primo tratto, effettuabile in libera, ci consente di salire quel tanto che basta per capire che basteranno pochi chiodi, 4/5 al massimo, per superare del tutto quella verticale. E, soprattutto, riusciamo a vedere chiaramente che, se il passaggio nel punto di uscita dal pozzo non è larghissimo, appena dietro si torna a dimensioni assolutamente degne!!!!!

Spettacolo!!!

Piccolo momento di meritata festa ed è ora di capire…cosa fare.

Intendiamo rispettare il nostro timing. A maggior ragione ora: siamo inebriati, più che soddisfatti del risultato conseguito e, per la “vera” esplorazione, preferiamo aspettare i nostri compagni organizzando per i prossimi giorni: anche questo è gioco di squadra.

Sono ormai le 17:00 e non abbiamo ancora mangiato. C’è da tirare insieme e raggruppare tutto il materiale.

Le alternative sono: effettuare il rilievo topografico, scendere il nuovo pozzo oppure attaccare la risalita.

Ma ci rendiamo conto subito che in tutti e tre i casi sforeremmo dal limite temporale prudenziale che ci siamo auto-imposti.

Saggio accontentarsi, fare le cose bene e con calma, con l’idea di aggiornare i soci con le belle novità questa sera di fronte a una pizza fumante accompagnata da birra.

Quindi rassettiamo tutto, facciamo l’inventario del materiale che lasciamo sul posto, pasteggiamo fantasticando sugli orizzonti esplorativi possibili e, con spirito pieno di positività, leggiadri come farfalle ci fiondiamo fuori da Nueva Vida in un batter d’occhi.

L’ennesima buona sorpresa della giornata l’abbiamo all’uscita: sono quasi le 20:00, è praticamente buio ma, almeno per ora, del temporale nessuna traccia…solo un pò di pioggia.

Ottimo! Ci cambiamo e sistemiamo senza particolari disagi, ridendo e scherzando come sempre è doveroso fare in questi casi, quindi giù lungo lo sterrato della fantastica valle di Fonteno con i pensieri che saltano dalla pizza alle possibili prosecuzioni…

Infine durante la cena conversiamo amabilmente su quanto scoperto in giornata, facendo varie ipotesi.

Morale della favola…tiriamo le somme.

E’ davvero troppo presto per gridare al miracolo.

Il grande complesso carsico in più di una occasione ci ha permesso di “portare a casa” esplorazioni anche di un km in una sola punta e, il più delle volte, queste situazioni si sono verificate, com’è normale che sia, con diramazioni dirette verso il basso, dove almeno in linea teorica ci si aspetta ambienti sempre più imponenti con aumento delle portate dei corsi d’acqua.

Quindi i circa 150 metri “stimati” che abbiamo percorso del nuovo ramo LOCOMOTIVA non sono certo nè una eccezione nè un colpaccio nella storia esplorativa del complesso carsico Bueno Fonteno-Nueva Vida.

Inoltre, dopo attenta valutazione, non si può escludere che una delle due vie nuove più promettenti, ovvero il pozzo attivo, alla fine possa ricondurre in ambienti già noti.

Potrebbe infatti ricongiungersi al ramo del Trio Medusa, esplorato in risalita lo scorso anno (Agosto 2019) e a cui si accede sempre dalla Sala dei Tre Fiumi, quindi nei pressi.

All’epoca grazie anche alle capacità alpinistiche di Battista Alborghetti (ex socio delle Nottole che, completamente in libera, complice le scarse portate idriche riuscì a risalire circa 10 metri di parete) ci si era fermati dopo una ventina di metri dall’uscita dal pozzo sotto quella che in prima battuta venne descritta come una “fessura impraticabile”, con relativa venuta d’acqua. Anche le portate a occhio sembrano coincidere, gli ambienti sono vicini…insomma non è affatto da escludere però non avendo fatto il rilievo il dubbio è grande!

Dei tre camini incontrati lungo la via, tutti sono meritevoli di uno sguardo ma solo uno, tra l’altro attivo, sembra di dimensioni accettabili.

Per concludere la rassegna “Nuove diramazioni Sebine” c’è poi, ovviamente, la prosecuzione verso monte del nuovo ramo attivo Locomotiva: trattandosi di un ramo in risalita sono elevate le probabilità di trovare ostacoli di varia natura, come restringimenti, frane o altro. Potremmo quindi trovarci a percorrere centinaia di metri nuovi così come fermarci dopo appena 20 metri…chi lo sa.

Ma, come detto, il bestione sotterraneo spesso si è dimostrato tutt’altro che avaro nel regalare esplorazioni chilometriche anche in contesti del tutto simili e d’altro canto l’acqua in arrivo non è poca, quindi da qualche parte dovrà pur venire.

Resta infatti la sensazione di aver trovato non solo un nuovo ramo ma quasi un piccolo (per ora) nuovo sotto-settore del complesso, con ambienti molto maturi, caratterizzati dalla presenza di diramazioni, camini, ringiovanimenti, grandi ambienti e soprattutto tanta acqua.

E’ quindi più che lecito sperare nella presenza di ulteriori diramazioni, verso l’alto ma anche verso il basso, in grado potenzialmente di condurre chissà dove.

Intanto ci portiamo a casa una gran bella giornata, una piacevolissima esplorazione con un bel pò di metri nuovi rilevati e l’ennesima riprova che nel gruviera sotterraneo in fase di esplorazione nulla si può lasciare al caso…anche le vie sulla carta meno promettenti possono nascondere di tutto.

Per il resto, che dire…fra pochi giorni avremo le nostre risposte: esplorazione programmata davvero a breve.

La squadra, tra l’altro piuttosto numerosa, è già pronta.

Le sacche e i materiali…quasi!

Non rimane che aspettare.

Chissà che la Locomotiva non ci porti lontano, magari giù come dei treni…

Be positive…be LOCOMO-TEAM !!!

Maurizio Greppi

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