RIVISITAZIONE INGRESSI E GROTTE: IOCE’, LIAISON E COMODO 07-10-2020

Luogo: Valle di Fonteno

Partecipanti: Greppi Maurizio (PS/SC Lovere), Claudio Forcella (PS/GS Valle Imagna)

Obiettivo: Rivisitazione ingressi e grotte. E’ la volta di Iocè, Liaison e Comodo…

Continua davvero senza sosta l’attività di rivisitazione di ingressi e cavità pianificata in piena estate e cominciata già dal 20 Agosto peraltro con ottimi risultati.

Come ormai arcinoto a chi ci segue e a chi ha letto i report delle ultime settimane, l’idea vincente è stata quella di “approfittare” del periodo Covid (in cui, almeno per ora, è prudente temporeggiare rimandando attività molto impegnative ed a grandi profondità a più avanti e comunque limitandosi ad attività non procrastinabili) per rivedere, uno ad uno, tutti gli ingressi o grotte scoperti in questi anni e potenzialmente interessanti per flusso d’aria e posizionamento. La speranza ovviamente è di accedere a nuove kilometriche diramazioni del complesso carsico, inseguendo il sogno di una seconda, storica, “giunzione”.

Per logica la priorità va alle grotte per le quali era già stato accertato il collegamento aerologico con il complesso carsico e/o che presentavano già un certo sviluppo, ecco perchè siamo partiti con Qator (per un attimo abbiamo creduto di essere molto vicini al colpaccio esplorativo ma forse la festa è solo rimandata…), poi siamo passati a Piastre Magique (Giovedì 8 Ottobre Claudio Forcella e Andrea Belotti hanno portato avanti l’esplorazione/disostruzione, seguirà report dedicato con le novità…), poi ancora ci siamo dedicati a Precario…e così via.

Mercoledì 7 Ottobre siamo ancora io e Claudio.

Si prospetta una giornata impegnativa.

La meta principale della giornata è “Comodo”, dove contiamo di arrivare a metà pomeriggio per proseguirne l’esplorazione. In mattinata invece intendiamo rispolverare “Iocè” e “Liaison”. “Iocè” e “Comodo” sono stati scoperti entrambi dal sottoscritto qualche anno fa (poi risultati collegati aerologicamente con il complesso) mentre Liaison è stato scoperto da Claudio Forcella proprio in occasione del giro di recupero captori in occasione del secondo Meteo-Hypo (si faccia riferimento ai post precedenti). Quindi, per Liaison, non siamo in grado di sapere se ci sia il collegamento con il complesso, essendo per ovvi motivi (non era ancora stato scoperto!) rimasto escluso dal monitoraggio.

E’ comunque evidente quanto interessi a me e Claudio effettuare queste indagini in tali grotte o ingressi, visto che evidentemente c’è molto di “nostro”.

Il ritrovo è al solito orario, quindi verso le 9:00 ma questa volta abbiamo i tempi più contingentati per cui il materiale è già stato tutto preparato il giorno prima e non ci concediamo nemmeno la sosta caffè: dritti in Valle di Fonteno.

Salendo ci concediamo una breve sosta a “Cuadrado”: ingresso scoperto in tempi più recenti (Marzo 2017) e che si trova proprio sull’affioramento calcareo lato strada.

Dopo aver valutato l’aria (pressocchè assente, almeno oggi) con l’incenso, rimuoviamo la grata di sicurezza ed entro, per quanto mi riguarda la prima volta.

Si tratta di un meandro, impostato su frattura, sicuramente non largo, lungo una quindicina di metri con profondità massima inferiore ai 10 metri.

Non mi sembra particolarmente interessante al punto da rivoluzionare il nostro bel programmino, quindi rimettiamo la grata di sicurezza e procediamo.

Anche questo potenziale accesso però verrà rivisto nelle prossime settimane, in pieno autunno/inverno, per verificare la portata del flusso d’aria.

Sono le 10:00 e procediamo.

Decidiamo di lasciare l’auto in corrispondenza della valletta successiva (andando verso monte) rispetto a quella dove si trova la “Cà Rossa”, ovvero successiva a quella che di fatto attraversa lo sterrato nel punto dove ci prepariamo solitamente per entrare in Nueva Vida.

Da lì decidiamo di risalire la valle in cerca di possibili ingressi, poi ci sposteremo una volta in quota verso la valle dove si trovano gli ingressi “Vetril” e “Iocè”. Da lì ci dirigeremo a “Liaison” e, infine, a “Comodo”.

In circa mezzora risaliamo la valletta, che avevo già visto negli anni scorsi, senza trovare nulla di interessante.

Arrivati alla quota corretta, ci spostiamo verso destra seguendo uno sterratino (chiuso da sbarra) ben tenuto che taglia per i prati e in pochi minuti arriviamo alla valletta incriminata, non prima di esserci goduti i bei panorami che si godono da quel punto, complice la bellissima giornata con cielo terso di colore azzurro/blu. Intere famiglie di funghi “Mazza di tamburo” osservano il nostro passaggio e siamo tentati di raccoglierli ipotizzando un ottimo risotto serale ma preferiamo non perdere tempo e non farci distogliere dai nostri obiettivi.

In compenso di lì a poco sotto ad una betulla troviamo un bel porcino, poi subito dopo un secondo: follia abbandonarli! Il risotto forse diverrà realtà…

Superiamo la valle per scendere dall’altro versante idrografico e ci incamminiamo lungo l’alveo che, ad onor del vero, sembra del tutto o quasi fossile. La presenza di copertura e massi qua e là fanno infatti capire che questa valletta probabilmente ormai drena ben poco.

Scendendo incontriamo un simpatico signore del posto che ci fa alcune segnalazioni su buchi di cui gli hanno parlato ma che lui non ha (ancora) visto. Parlandoci assieme scopriamo che è il nuovo proprietario della cascina in zona e ci assicura la massima collaborazione in caso di rinvenimento di buchi o vere e proprie grotte nel suo terreno. Sembra anche appassionato delle tematiche speleo e conversiamo amabilmente un bel pò.

Procediamo e dopo poco troviamo Vetrìl.

Questo ingresso si apre sul fondo della valletta proprio a ridosso dell’affioramento che si trova sulla sponda idrografica destra. Era stato chiamato così per la grande presenza di bottiglie di vetro e cocci vari al suo interno…insomma, siamo alle solite: buco=discarica. Era già stato indagato perchè aveva un vento furioso. Poi si era capito abbastanza rapidamente che la corrente d’aria era quasi certamente un curioso fenomeno di ricircolo tra i vuoti presenti all’interno del detrito della valletta.

Ad ogni modo, capiamo subito che Vetrìl è stato nuovamente richiuso: al suo interno si trova infatti una montagna di aghi di pino e terra (profondità del buco circa 1 metro). Il signore con cui avevamo parlato poco prima ci raggiunge nuovamente e ci conferma che i frequentatori della zona, spesso anche proprietari di animali, e i cacciatori, hanno preferito rimuovere i tronchi (che avevamo disposto all’epoca di traverso a fini di sicurezza) per poi richiuderlo riempiendolo completamente. Questo per evitare che potessero caderci dentro degli animali.

Documentiamo il tutto e procediamo verso il basso lungo la valletta in direzione di Iocè.

Dopo nemmeno una ventina di minuti ci siamo.

Anche in questo caso la prova incenso non regala grandi sussulti ma l’occasione è comunque ottima per rivalutare i lavori di disostruzione da svolgere e verificare come sia messo l’ingresso in quanto a fango.

Entro ancora io.

Mi ricordavo un lavoro disagevole dall’ultima volta che avevo preso parte ai lavori di disostruzione ma forse la realtà è ancora peggiore: la prosecuzione è su frattura e si lavora sdraiati nel fango, di quelli belli fradici, e leggermente rivolti verso il basso. La mia tuta la indosso praticamente pulita e dopo 2 minuti è già ridotta male…

Sicuramente Iocè rimane un ingresso interessantissimo, per l’accertato collegamento aerologico ma anche per il suo posizionamento. Altrettanto sicuramente i lavori di allargamento li faremo ma sarà meglio tornare in un momento più siccitoso. Con le piogge scese nelle ultime settimane adesso è tutto fradicio. Bisognerà comunque essere almeno in 3, se non in 4 e armati fino ai denti.

Forse in pieno inverno la corrente d’aria in uscita dalla grotta, per quanto molto umida, potrà asciugare un pò e comunque, tradizionalmente, in inverno piove molto meno. Oppure gela e il suolo, seccandosi un pò, resta meno intriso d’acqua.

Anche in questo caso documentiamo il tutto, mettiamo in sicurezza con dei grossi massi di traverso e ci incamminiamo nuovamente, destinazione Liaison.

Ore 14:00.

Usciti dalla valletta, scendendo lungo il versante, in un prato passiamo a fianco di un’altra famigliola di “Mazze di Tamburo”: questa volta si trovano davvero a pochi metri e sarebbe un peccato mortale abbandonarli…ed ecco che il casco di Claudio si trasforma rapidamente in un improvvisato contenitore per funghi. Ma a questo punto il risotto o arrosto con funghi nei prossimi giorni è assicurato!

In poco tempo troviamo anche “Liaison”, nelle stesse identiche condizioni in cui lo avevamo lasciato l’ultima volta.

Nè io nè Claudio però ci eravamo entrati all’epoca quindi la curiosità di ficcarci il naso è tanta.

Sul ramo di una quercia che si trova a fianco dell’ingresso troviamo ancora una corda di una decina di metri, in buone condizioni, evidentemente abbandonata lì per future esplorazioni.

Questa volta tocca a Claudio.

L’impressione è che si possa scendere e salire anche in libera stando in contrapposizione ma, per sicurezza, Claudio predispone la corda ad hoc per potersi aiutare e si infila senza nemmeno mettere l’imbrago.

Mentre lui è all’interno io faccio le verifiche del caso relative al flusso d’aria eventualmente presente: aspira lievemente.

Dopo una ventina di minuti Claudio esce.

Racconta di aver percorso i vari ambienti verificandone la corrispondenza con il rilievo topografico (che ha controllato il giorno precedente). Tutto torna: c’è un ramo a monte e un ramo verso valle, in entrambe le vie stringe su passaggi o fessure al momento inviolabili. C’è quindi da ipotizzare lavori disostruttivi abbastanza impegnativi. Il ramo verso valle presenta però un passaggio non strettissimo che, senza diventare matti, potrebbe essere superato.

Anche in questo caso sarà opportuno tornare in pieno inverno per avere tutte le indicazioni del caso dal flusso d’aria. Adesso anche questa cavità ora è in stallo. Se tornando fra un paio di mesi dovessimo risontrare un bel venticello, beh, sicuramente anche “Liaison” resta una grotta di sicuro interesse: la vicinanza in pianta con il complesso carsico, in particolare con certi rami di Nueva Vida, autorizza sicuramente a sognare un’ipotetica giunzione (tra l’altro “Liaison”, in francese, significa proprio “giunzione”).

Claudio fa anche la sua buona azione quotidiana: sul fondo del primo pozzetto ha trovato un rospo (battezzato Ettore!)…se lo mette nella tasca della tuta e lo trae in salvo.

Cosa non si fa per guadagnarsi il Paradiso!!!

Anche in questo caso documentiamo tutto con foto, video e quant’altro.

Soddisfatti, è ora di proseguire lungo il nostro cammino verso l’obiettivo finale della giornata: “Comodo”. Ore 15:30.

Per scendere verso lo sterrato principale della valle, decidiamo di percorrere l’ultimo tratto (mai percorso prima) della valletta dove si trova “Iocè”, sebbene un bel pò più a valle rispetto a quest’ultimo.

Anche questa idea si rivela vincente, anche se ci prosciuga un pò di tempo: ben 3 potenziali ingressi nuovi, dei quali un paio sicuramente meritevoli di approfondimenti futuri!!!

Il primo (che chiamiamo “Mezzofusto” per la presenza nell’alveo, 10 metri più in basso, di un fusto metallico arrugginito) è percorso anche da un pò d’aria…è stretto, bisognerà lavorarci, ma comodo da raggiungere, vicino al sentiero. Poi la solita fortuna: è in un terreno privato, ma giusto un attimo prima incontriamo il proprietario a spasso con il cane che è lo zio di un nostro storico socio di Fonteno…ergo quando vorremo aprire le danze non avremo problemi.

Il secondo per un attimo mi fa quasi trasalire: lo vedo, a circa 10 metri di altezza rispetto all’alveo della valletta, sull’altro versante, e mi sembra proprio un bel bucone già transitabile e verticale!!! Nero nero nero!!!

Si offre Claudio di raggiungerlo, mentre io dall’altra parte della valletta fornisco indicazioni su come raggiungerlo, trovandosi in un posto un pò scosceso.

Alla fine si tratta solo di una frattura, larga 10 cm e profonda un paio di metri buoni…ma Claudio non avverte aria.

Peccato! Anzi…peccatissimo.

Da rivalutare però anche questo in pieno inverno perchè la morfologia e il suo posizionamento sono davvero invitanti.

Il terzo buco che troviamo, poco più avanti sempre sul “mio” versante, è il fratello gemello di “Mezzofusto” ma, a differenza di quest’ultimo, non si avverte il passaggio di aria. Boh.

Usciamo dalla valletta e riguadagniamo lo sterrato principale della valle ben sapendo di dover poi ripercorrerne un pezzo a piedi in salita per tornare a prendere l’auto. Infatti, con il nostro percorso, ci siamo spostati parecchio più in basso.

Quando ricominciamo a salire, costeggiamo il bellissimo bosco dove si trovano altre importanti grotte o buchi scoperti tanti anni fa da Progetto Sebino: mi riferisco a “Macignopoli”.

Io personalmente non ci sono mai stato e Claudio è curioso di verificare le condizioni dell’ingresso dopo tanti anni. Quindi facciamo anche questa piccola deviazione.

Come lo stesso Claudio aveva ipotizzato, l’ingresso di “Macignopoli” è completamente sepolto da rami, tronchi e sterpaglie. Del resto il bosco è privato, ben tenuto e ben segnalato, ci sono anche degli asinelli al pascolo, quindi è anche ben cintato a prova di animale. Sicuramente il proprietario quando sfalcia e pulisce il bosco trova comodo gettare tutto all’interno di questo grande canyon che, verosimilmente, chissà quanto tempo fa era letteralmente una porzione di qualche grotta, quindi completamente sotterraneo.

L’erosione per agenti atmosferici, movimenti tettonici e forse anche l’azione glaciale hanno poi smantellato la porzione superiore di montagna causando il crollo della volta e lasciando il fenomeno “a cielo aperto”.

Riprendiamo in considerazione l’idea di ricominciare le esplorazioni anche in questa grotta ma l’estrema precarietà dei suoi ambienti interni a detta di Claudio la rendono una pericolosa trappola: anche piccole vibazioni potrebbero far crollare i soffitti e quindi forse è meglio lasciar perdere.

Secondo Claudio la presenza di un notevole flusso d’aria, per questa grotta, può essere persino fuorviante: in questo tratto di versante infatti gli strati calcarei, disposti a franappoggio, sono completamente disassati e quindi i numerosi fenomeni alitanti rinvenuti in zona potrebbero essere semplici ricircoli tra le fessure non necessariamente indicanti prosecuzioni all’interno di veri e propri reticoli carsici sviluppati.

Eventualmente sappiamo già che prima bisognerà ripulire l’ingresso e a tale scopo bisognerà prendere contatti con il proprietario per ottenerne l’autorizzazione.

Proseguiamo lungo il cammino e alle 16:45 arriviamo all’auto.

Rapidamente riscendiamo lungo lo sterrato fino ad arrivare al bivio per il Monte Boario/Monte Sicolo, lì giriamo e, in pochi minuti, arriviamo a “Comodo”.

C’è bisogno che spieghi il perchè del nome?

Semplice, è proprio a lato strada…tempo di avvicinamento ben 7 secondi dal parcheggio sul tornante.

Dopo la scoperta, l’ingresso venne monitorato durante i tracciamenti del secondo Meteo-Hypo.

Quando arrivarono i risultati, che inaspettatamente dimostrarono il collegamento con il grande complesso carsico più a valle, ovviamente l’ingresso acquistò importanza. Ci si dedicò quindi, seppur in maniera velleitaria, ad attività di allargamento, a seguito delle quali pochi metri dopo si potè giungere ad una verticale che, una volta scesa, mise in luce una grotticella abbastanza interessante palesemente impostata su frattura.

A quel punto i pesanti lavori disostruttivi da prevedere per proseguirne l’esplorazione riportarono la grotta un pò nel dimenticatoio.

Ovviamente ora la “Campagna Ingressi Estate 2020” era l’occasione ottimale per riportare ancora in auge la cavità rivalutandone il potenziale.

Sono le 17:00 passate, mi cambio, indosso l’imbrago ed entro. Nel frattempo Claudio mi ha coadiuvato ricontrollando i vecchi ancoraggi e optando per l’abbandono di uno, posizionato in maniera tutt’altro che esemplare, quindi inserendo un nuovo fix e predisponendo la corda.

Entrando riscontro la presenza del flusso d’aria, aspira lievemente.

Un paio di metri più in basso trovo un grosso sasso incastrato che impedisce di proseguire.

Nel provare ad estrarlo mi scivola di mano: lo sento rotolare, rimbalzare e poi fare un bel volo…

Ok, il passaggio è libero, si può procedere.

Appena dopo c’è uno stretto passaggio. Noto la solita disturbante presenza della solita famiglia di ragni: ovviamente il passaggio che mi attende poco dopo è bello stretto, nonchè pieno di bei bozzoli bianchi a soffitto!!! Sarà un vero piacere passarci sotto sapendo che quasi inevitabilmente un bel pò di tenere bestioline e relativi bozzoli ti cadranno addosso…forse nel colletto della tuta…

Meglio non pensarci su troppo e andare.

Appena dopo lo stretto passaggio trovo la verticale, ancora armata.

Dò il “libera” a Claudio che comincia ad entrare anche se lo prego di aspettare un momento fermo, mentre scendo, per evitare la caduta di sassi dall’ingresso che potrebbero rimbalzare e colpirmi.

Scendo il pozzo, accertandomi delle condizioni della corda, visto il macigno volato giù poco prima. Sembra tutto ok.

Il pozzo, di dimensioni non trascurabili, è profondo almeno 15 m ed è mediamente largo sui 3 m. Chiaramente impostato su frattura. Alla mia destra la parete è adornata di una bella colata.

Aspetto Claudio.

Dalla base del pozzo la grotta prosegue con un saltino in libera un pò stretto, che dobbiamo prima liberare da un paio di macigni lì in bilico.

Da lì si arriva al limite esplorativo, pochi metri dopo.

Per proseguire bisognerà infatti allargare un passaggio, una fessura larga circa 10 cm, a occhio per un paio di metri. Dietro si vede un ambientino, con una colata concrezionale, ma è impossibile stimarne le dimensioni e la morfologia.

Facciamo le opportune valutazioni con incenso sul flusso d’aria, che viene risucchiata verso la fessura ma in maniera davvero quasi impercettibile.

Sulla destra un passaggio conduce ad un altro ambiente, una fessura verso monte di qualche metro, che è stata utilizzata per posizionare fango e sassi estratti dalla fessura che, come detto, sarà da allargare.

Ci lavoriamo un pò per migliorare la visibilità allargando un minimo sdraiati nel pertugio.

Poi valutiamo che per oggi è sufficiente, eventuali lavori di disostruzione pesante saranno programmati a breve. Infatti il lavoro non sarà uno scherzo ma sicuramente ne varrà la pena, almeno per capire cosa ci cela oltre quei 2 metri di diaframma. La consapevolezza del collegamento con il sottostante complesso è sicuramente un bello stimolo.

La comodità di accesso (beh, si chiama “Comodo” mica per niente!) a 2 secondi dal parcheggio dell’auto, a 10 minuti di sterrato dal paese, sono ulteriori buone ragioni per collocare questa attività tra quelle prioritarie, anche perchè facilmente organizzabili anche quando la disponibilità di tempo non è eccessiva. Un pò come per la grotta “D12” a Grone e per “Buco Ghiotto”, insomma, si potranno portare avanti le esplorazioni anche in orari serali infrasettimanali oppure in weekend di maltempo. D’altro canto questo è uno degli ingressi che avevamo deciso di prendere di mira con massima priorità (assieme a Qator, Precario, Piastre Magique, Iocè e Liaison) questa estate quando abbiamo pianificato la rivisitazione e ripresa delle esplorazioni delle più interessanti grotte scoperte negli anni scorsi. Questa attività sta già dando i suoi buoni frutti e quindi proseguiremo nel nostro rullino di marcia.

Anche in questo caso documentiamo il tutto, usciamo dalla grotta e pienamente soddisfatti torniamo al paese per poi gustarci la solita meritata pizza e birra finali.

Sono le 20:00.

Conclusioni.

Il quadro degli ingressi in valle è sempre più completo e riaggiornato, l’entusiasmo e la voglia non mancano di certo, così come i soci, vecchi e nuovi, desiderosi di cimentarsi in queste sfide.

A breve, sempre tra le priorità, verranno riviste anche tutte le grotte o ingressi scoperti lungo la valle principale di Fonteno (“Interstrato”, “Altravida”, “Giunta Chinte”, ecc).

Con questi ritmi nel giro di breve avremo sicuramente le idee più chiare e, probabilmente, fornito nuovi impulsi all’esplorazione in tutte queste cavità che sicuramente non meritano di essere trascurate.

Non resta che continuare così, sicuramente buone nuove esplorative non tarderanno ad arrivare…

Maurizio

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