LA STORIA

Gli speleologi cominciano

Maggio 2006: un masso male incastrato impedisce di proseguire in un cunicolo ai bordi della Valle di Fonteno. Il pertugio soffia aria gelida avvertibile anche a diversi metri di distanza. Per gli speleologi questa situazione ha un solo nome e cognome: INGRESSO BASSO di un abisso.

Un po’ di fortuna ovviamente è sempre ingrediente indispensabile.

Il nuovo potenziale ingresso viene addomesticato facilmente e dopo pochi cunicoli gli speleologi si trovano quasi all’improvviso catapultati in un gigantesco nuovo mondo sotterraneo. In una saletta ci si alza in piedi. Si segue il corso d’acqua interno e con la violenta corrente d’aria in pieno volto, si percorre il mezzo kilometro della splendida forra iniziale. Un pozzo e subito dopo un altro. Il corso d’acqua che via via si ingrossa. Iniziano le diramazioni, i bivi. I vuoti divengono minacciosamente grandi, sempre più grandi. Un’interminabile susseguirsi di marmitte piene d’acqua, un’altra verticale da 20 metri e ancora un grande pozzo da 60 metri con cascata e lago sottostante.

Da quel momento, le esplorazioni continuano senza sosta: nel giro di tre mesi l’Abisso ha già uno sviluppo di otto chilometri. Numeri da record per la speleologia locale, che vanno al di là delle più rosee aspettative di Progetto Sebino. Il fenomeno cui si trova di fronte, ha caratteri di eccezionalità, anche a livello nazionale.

Il ritmo non cala, infatti, nell’inverno 2006-2007 vengono scoperti due nuovi rami attivi che portano ad altrettanti fondi (tutti a circa -450 metro più metro meno) e caratterizzati da scorrimento superficiale più che significativo, sono i rami “Fangul” e Hydrospeed”

All’interno di questo imponente abisso, scorrono svariati corsi d’acqua, che nei periodi piovosi diventano veri e propri canyon con torrente in piena. Una quantità d’acqua impressionante che si perde in un’area carsica di circa 100 chilometri quadrati, con le vette più alte che toccano i 1300 metri.
Vista l’entità della ricerca e la scoperta effettuata, Progetto Sebino comprende che è necessario fin da subito sensibilizzare maggiormente le comunità locali, a tutti i livelli, sull’importanza della scoperta anche e soprattutto in relazione alla tutela del bacino idrologico. Si coinvolgono quindi enti locali, musei, Regione Lombardia, Provincia di Bergamo, si tengono serate divulgative di stampo scientifico. A poco a poco, le varie realtà interpellate rispondono, patrocinando la ricerca.
L’eco mediatica suscitata dalle scoperte è tale da incuriosire sempre più, oltre alla popolazione ed agli enti locali, anche ambienti accademici e ciò aumenta di riflesso le valenze delle ricerche condotte, sempre più approfondite e trasversali, interdisciplinari, perchè l’enorme abisso attira diversi speleologi equipaggiati delle loro competenze ed esperienze, spesso e volentieri derivanti da collaborazioni proprio con Università o enti di ricerca.

Immersioni Speleo Subacquee

I sifoni, e più in generale, le aree allagate dei sistemi carsici rappresentano un limite fastidioso per gli speleo “normali”, che si fermano al limite dell’acqua, ma sono un confine da oltrepassare per gli speleo sub, che invece cominciano il proprio gioco oltre quel confine.

L’estensione del sistema carsico e le sorgenti con cui è potenzialmente connesso costituiscono numerose occasioni per organizzare nel tempo immersioni speleosubacque volte ad osservare cosa c’è oltre quel confine liquido.

Nel 2009, l’epopea speleosubacquea inizia con un noto speleosub sardo, Marcello Moi nel Sifone Smeraldo, misterioso lago sotterraneo dove apparentemente viene convogliata la gran parte delle acque del sistema.

Immagine delle fasi preparatorie durante le quali il buon Marcello si apprestava ad immergersi per la prima volta nelle acque del sifone Smeraldo

Questa iniziativa rappresenta il primo esperimento di grande movimentazione del gruppo di Progetto Sebino e si conclude con un successo in termini di gioco di squadra ma che dal punto di vista esplorativo costringe a mantenere l’attesa.

Qui potete leggere dalle sue vere parole le emozioni di quella esperienza. Report MOI

 

 

 

 

 

 

Nel 2011, si tenta l’immersione anche dalla Risorgenza Milesi di Tavernola Bergamasca. Gli speleo sub esplorano un sifone di 140 metri, per poi sbucare dall’altra parte in ambienti aerei di grosse dimensioni. Si fermano di fronte ad una piccola frana, dopo aver esplorato quasi mezzo km di cavità.

Nel frattempo, continuano anche le “normali” esplorazioni, alternando l’organizzazione di altre 3 immersioni nel lago Smeraldo, e l’Abisso diventa una ragnatela di gallerie di 22 km per 570 metri di dislivello, con ambienti considerati “giganteschi” al suo interno. Per i più assidui, i più “malati” il campo base diventa una vera e proprio seconda casa, dove in certi casi poter trascorrere anche un’intera settimana sotterranea.

Il connubio con Luca Pedrali continua e l’ambizione si spinge ancora verso il sifone Smeraldo, ormai diventata una meta estremamente interessante per moltissimi speleosub nazionali.

Un primo tentativo viene compiuto nel gennaio 2011, quando ci affianca come documentatore il fotografo Massimo Brega, che, per l’occasione raccoglie alcune immagini bellissime sia dell’immersione che della grotta, le quali finiscono dritte su Focus di Settembre 2011. L’immersione non regala quanto si spera perché il problema della torbidità dell’acqua (che aveva già fermato Marcello nel 2009) continua a rappresentare un rischio inaccettabile.

Fase preparatoria alla prima immersione di Luca

È tuttavia solo questione di tempo, nel luglio 2012 la squadra di Progetto Sebino ci riprova, dopo mesi di estenuanti preparativi, che comprendono l’allestimento del campo base “Lions” a -430 e decine di viaggi verso il fondo per portate materiale e allestire il sito di immersione, si compie l’impresa di Luca Pedrali e Nadia Bocchi. La leggendaria immersione, conferma il fatto che dall’altra parte la galleria prosegue ancora. Gli ambienti sommersi esplorati sono gallerie veramente grandi, con sezioni superiori ai 10 metri… ma dopo più di mezzo km di immersione il sub deve rientrare senza ancora essere riuscito ad emergere “dall’altra parte”. I materiali necessari per proseguire, non sono più alla nostra portata.

Ci si prepara a calare con altalena artigianale il sub dall’alto per evitare di sollevare l’argilla sul fondo del lago Smeraldo

La scoperta è comunque sensazionale: tra il lago d’Iseo e di Endine, nelle profondità delle montagne, si trova dunque un’enorme riserva d’acqua dai confini ancora del tutto ignoti.

 

Nessuno poteva immaginare niente del genere.

Nueva Vida

Fine 2012 e inizio 2013

Un nuovo attento ragionamento si rende necessario relativamente alla opportunità di nuovi accessi del sistema e alla luce dello sviluppo interno di Bueno Fonteno. Si decide di cercare in settori esterni meno considerati, di rivedere ed eventualmente disostruire vecchie cavità già note, ed infine di dedicarsi alla ricerca di ingressi alti. Manca infatti ancora completamente la conoscenza della parte alta del sistema carsico, quella che lo alimenta.

In tale frangente, viene scoperto un nuovo immenso labirinto sotterraneo: Nueva Vida (dicembre 2012).

A ridosso dell’ormai noto Abisso Bueno Fonteno ma posto qualche centinaio di metri più in alto, viene scoperta una nuova supergrotta con caratteristiche molto simili alla precedente.

L’Abisso Nueva Vida misura oggi circa 10 km di sviluppo e scende in profondità per 500 metri. Diversi sono i corsi d’acqua interni, i saloni, le diramazioni multiple. Degna di nota è la verticale da 170 metri (larga in media 30) denominata, non a caso, Pozzo dell’Infinito.

Il P170 di Nueva Vida, prima verticale importante nella via verso i fondi

La scoperta di questa nuova cavità passa attraverso l’allargamento di una fessura larga quanto una moneta, che però aspirava tanto di quel vento da ricreare un rumore simile a quello di un fiume scrosciante.

Le prospettive, al momento della scoperta, sono a questo punto letteralmente decuplicate rispetto alle vie da esplorare e alle ipotesi da fare, soprattutto in merito alla possibilità di trovare il certo collegamento con l’Abisso Bueno Fonteno.

A quanto pare, è come aver riavvolto il nastro, essere tornati all’inizio dell’avventura con ancora tutto da ricominciare.

Convinti di trovare il collegamento interno tra i due abissi molto rapidamente, continuano le esplorazioni dell’Abisso Nueva Vida, che comincia a misurare alcuni kilometri, finchè, dopo un’entusiasmante esplorazione di agosto 2013, si percorre un kilometro di interminabile meandro che si affaccia infine su di una enorme verticale da 40 metri: è il Salone PortoBello, siamo in Bueno Fonteno, proprio in uno degli ambienti più suggestivi e affascinanti dell’Abisso!!!

Esultanza della squadra che ha esplorato il ramo che ci ha portato da Nueva a Bueno.
I Ginzionisti esultanti dopo la connessione tra Nueva VIda e Bueno Fonteno

In un clima di festa, si corona un sogno: la giunzione dei due abissi, cioè la scoperta ed esplorazione del passaggio che li unisce!!!

Neanche il tempo di festeggiare che le esplorazioni proseguono senza sosta…

Progetto Sebino oggi

Marzo 2018

Se al momento della “giunzione” il complesso carsico misura 27 km, ad oggi  ne misura circa 32 ed è uno dei più lunghi d’Italia, senza contare che le prospettive esplorative sono ancora “esagerate”, con decine e decine di gallerie ed ambienti tuttora da esplorare…

in tutte le direzioni…