LA STORIA

Gli speleologi cominciano

Maggio 2006: un masso male incastrato impedisce di proseguire in un cunicolo ai bordi della Valle di Fonteno. Il pertugio soffia aria gelida avvertibile anche a diversi metri di distanza. Per gli speleologi questa situazione ha un solo nome e cognome: INGRESSO BASSO di un abisso.

Un po’ di fortuna ovviamente è sempre ingrediente indispensabile.

Il nuovo potenziale ingresso viene addomesticato facilmente e dopo pochi cunicoli gli speleologi si trovano quasi all’improvviso catapultati in un gigantesco nuovo mondo sotterraneo. In una saletta ci si alza in piedi. Si segue il corso d’acqua interno e con la violenta corrente d’aria in pieno volto, si percorre il mezzo kilometro della splendida forra iniziale. Un pozzo e subito dopo un altro. Il corso d’acqua che via via si ingrossa. Iniziano le diramazioni, i bivi. I vuoti divengono minacciosamente grandi, sempre più grandi. Un’interminabile susseguirsi di marmitte piene d’acqua, un’altra verticale da 20 metri e ancora un grande pozzo da 60 metri con cascata e lago sottostante.

Da quel momento, le esplorazioni continuano senza sosta: nel giro di tre mesi l’Abisso ha già uno sviluppo di otto chilometri. Numeri da record per la speleologia locale, che vanno al di là delle più rosee aspettative di Progetto Sebino. Il fenomeno cui si trova di fronte, ha caratteri di eccezionalità, anche a livello nazionale.

Il ritmo non cala, infatti, nell’inverno 2006-2007 vengono scoperti due nuovi rami attivi che portano ad altrettanti fondi (tutti a circa -450 metro più metro meno) e caratterizzati da scorrimento superficiale più che significativo, sono i rami “Fangul” e Hydrospeed”

All’interno di questo imponente abisso, scorrono svariati corsi d’acqua, che nei periodi piovosi diventano veri e propri canyon con torrente in piena. Una quantità d’acqua impressionante che si perde in un’area carsica di circa 100 chilometri quadrati, con le vette più alte che toccano i 1300 metri.
Vista l’entità della ricerca e la scoperta effettuata, Progetto Sebino comprende che è necessario fin da subito sensibilizzare maggiormente le comunità locali, a tutti i livelli, sull’importanza della scoperta anche e soprattutto in relazione alla tutela del bacino idrologico. Si coinvolgono quindi enti locali, musei, Regione Lombardia, Provincia di Bergamo, si tengono serate divulgative di stampo scientifico. A poco a poco, le varie realtà interpellate rispondono, patrocinando la ricerca.
L’eco mediatica suscitata dalle scoperte è tale da incuriosire sempre più, oltre alla popolazione ed agli enti locali, anche ambienti accademici e ciò aumenta di riflesso le valenze delle ricerche condotte, sempre più approfondite e trasversali, interdisciplinari, perchè l’enorme abisso attira diversi speleologi equipaggiati delle loro competenze ed esperienze, spesso e volentieri derivanti da collaborazioni proprio con Università o enti di ricerca.

IMMERSIONI SPELEO SUBACQUEE

I sifoni, e più in generale, le aree allagate dei sistemi carsici rappresentano un limite fastidioso per gli speleo “normali”, che si fermano al limite dell’acqua, ma sono un confine da oltrepassare per gli speleo sub, che invece cominciano il proprio gioco oltre quel confine.

L’estensione del sistema carsico e le sorgenti con cui è potenzialmente connesso costituiscono numerose occasioni per organizzare nel tempo immersioni speleosubacque volte ad osservare cosa c’è oltre quel confine liquido.

Nel 2009, l’epopea speleosubacquea inizia con un noto speleosub sardo, Marcello Moi nel Sifone Smeraldo, misterioso lago sotterraneo dove apparentemente viene convogliata la gran parte delle acque del sistema.

Immagine delle fasi preparatorie durante le quali il buon Marcello si apprestava ad immergersi per la prima volta nelle acque del sifone Smeraldo

Questa iniziativa rappresenta il primo esperimento di grande movimentazione del gruppo di Progetto Sebino e si conclude con un successo in termini di gioco di squadra ma che dal punto di vista esplorativo costringe a mantenere l’attesa.

Qui potete leggere dalle sue vere parole le emozioni di quella esperienza. Report MOI

Nel 2011, si tenta l’immersione anche dalla Risorgenza Milesi di Tavernola Bergamasca. Gli speleo sub esplorano un sifone di 140 metri, per poi sbucare dall’altra parte in ambienti aerei di grosse dimensioni. Si fermano di fronte ad una piccola frana, dopo aver esplorato quasi mezzo km di cavità.

Nel frattempo, continuano anche le “normali” esplorazioni, alternando l’organizzazione di altre 3 immersioni nel lago Smeraldo, e l’Abisso diventa una ragnatela di gallerie di 22 km per 570 metri di dislivello, con ambienti considerati “giganteschi” al suo interno. Per i più assidui, i più “malati” il campo base diventa una vera e proprio seconda casa, dove in certi casi poter trascorrere anche un’intera settimana sotterranea.

Il connubio con Luca Pedrali continua e l’ambizione si spinge ancora verso il sifone Smeraldo, ormai diventata una meta estremamente interessante per moltissimi speleosub nazionali.

Un primo tentativo viene compiuto nel gennaio 2011, quando ci affianca come documentatore il fotografo Massimo Brega, che, per l’occasione raccoglie alcune immagini bellissime sia dell’immersione che della grotta, le quali finiscono dritte su Focus di Settembre 2011. L’immersione non regala quanto si spera perché il problema della torbidità dell’acqua (che aveva già fermato Marcello nel 2009) continua a rappresentare un rischio inaccettabile.

Fase preparatoria alla prima immersione di Luca

È tuttavia solo questione di tempo, nel luglio 2012 la squadra di Progetto Sebino ci riprova, dopo mesi di estenuanti preparativi, che comprendono l’allestimento del campo base “Lions” a -430 e decine di viaggi verso il fondo per portate materiale e allestire il sito di immersione, si compie l’impresa di Luca Pedrali e Nadia Bocchi. La leggendaria immersione, conferma il fatto che dall’altra parte la galleria prosegue ancora. Gli ambienti sommersi esplorati sono gallerie veramente grandi, con sezioni superiori ai 10 metri… ma dopo più di mezzo km di immersione il sub deve rientrare senza ancora essere riuscito ad emergere “dall’altra parte”. I materiali necessari per proseguire, non sono più alla nostra portata.

Ci si prepara a calare con altalena artigianale il sub dall’alto per evitare di sollevare l’argilla sul fondo del lago Smeraldo

La scoperta è comunque sensazionale: tra il lago d’Iseo e di Endine, nelle profondità delle montagne, si trova dunque un’enorme riserva d’acqua dai confini ancora del tutto ignoti.
Nessuno poteva immaginare niente del genere.

NUEVA VIDA

Fine 2012 e inizio 2013

Un nuovo attento ragionamento si rende necessario relativamente alla opportunità di nuovi accessi del sistema e alla luce dello sviluppo interno di Bueno Fonteno. Si decide di cercare in settori esterni meno considerati, di rivedere ed eventualmente disostruire vecchie cavità già note, ed infine di dedicarsi alla ricerca di ingressi alti. Manca infatti ancora completamente la conoscenza della parte alta del sistema carsico, quella che lo alimenta.

In tale frangente, viene scoperto un nuovo immenso labirinto sotterraneo: Nueva Vida (dicembre 2012).

A ridosso dell’ormai noto Abisso Bueno Fonteno ma posto qualche centinaio di metri più in alto, viene scoperta una nuova supergrotta con caratteristiche molto simili alla precedente.

L’Abisso Nueva Vida misura oggi circa 10 km di sviluppo e scende in profondità per 500 metri. Diversi sono i corsi d’acqua interni, i saloni, le diramazioni multiple. Degna di nota è la verticale da 170 metri (larga in media 30) denominata, non a caso, Pozzo dell’Infinito.

Il P170 di Nueva Vida, prima verticale importante nella via verso i fondi

La scoperta di questa nuova cavità passa attraverso l’allargamento di una fessura larga quanto una moneta, che però aspirava tanto di quel vento da ricreare un rumore simile a quello di un fiume scrosciante.

Le prospettive, al momento della scoperta, sono a questo punto letteralmente decuplicate rispetto alle vie da esplorare e alle ipotesi da fare, soprattutto in merito alla possibilità di trovare il certo collegamento con l’Abisso Bueno Fonteno.

A quanto pare, è come aver riavvolto il nastro, essere tornati all’inizio dell’avventura con ancora tutto da ricominciare.

Convinti di trovare il collegamento interno tra i due abissi molto rapidamente, continuano le esplorazioni dell’Abisso Nueva Vida, che comincia a misurare alcuni kilometri, finchè, dopo un’entusiasmante esplorazione di agosto 2013, si percorre un kilometro di interminabile meandro che si affaccia infine su di una enorme verticale da 40 metri: è il Salone PortoBello, siamo in Bueno Fonteno, proprio in uno degli ambienti più suggestivi e affascinanti dell’Abisso!!!

Esultanza della squadra che ha esplorato il ramo che ci ha portato da Nueva a Bueno.

I Ginzionisti esultanti dopo la connessione tra Nueva VIda e Bueno Fonteno

In un clima di festa, si corona un sogno: la giunzione dei due abissi, cioè la scoperta ed esplorazione del passaggio che li unisce!!!

Neanche il tempo di festeggiare che le esplorazioni proseguono senza sosta…

PROGETTO SEBINO OGGI

Se al momento della “giunzione” il complesso carsico misura 27 km, ad oggi  ne misura circa 32 ed è uno dei più lunghi d’Italia, senza contare che le prospettive esplorative sono ancora “esagerate”, con decine e decine di gallerie ed ambienti tuttora da esplorare in tutte le direzioni…

HYDROSPEED - OPERAZIONE CARONTE

PREMESSA E PRESUPPOSTI DELL’OPERAZIONE…

E’ il weekend dell’11/12 Gennaio 2020, finalmente è il momento dell’Operazione Caronte, slittata a oltranza di almeno due mesi per via delle incessanti piogge autunnali. Una specie di scherzo nato anni fa ha col tempo preso corpo e si è trasformato in una bellissima avventura ed in una iniziativa con importanti ricadute per l’attività dell’associazione.

Di cosa stiamo parlando?
Siamo nel “lontano” 2007/2008 e il grande Abisso Bueno Fonteno (scoperto l’anno precedente) svela immediatamente i suoi 3 grandi  collettori. Si tratta di grandiose forre attive, lunghe oltre 1 km e alte anche 50 metri che, in un susseguirsi di spettacolari pozzi, cascate e vasche conducono con andamento sub orizzontale verso i fondi del complesso.

Il più importante e spettacolare di essi, per portate d’acqua, per l’ampiezza e per la sontuosità degli ambienti, talvolta davvero enormi, risponde al nome di Hydrospeed.

Il ramo è decisamente acquatico e la progressione, mai ostacolata da strettoie o passaggi acidi, risulta sì scorrevole ma adrenalinica e atletica vista la presenza di numerosi traversi e grandi e scenografiche verticali in rapida sequenza.

Il grande collettore viene esplorato ovviamente fino ai fondi, che per fortuna non deludono le attese e si dimostrano all’altezza del fascino dell’intero ramo: anzichè chiudere su sifone come si temeva, il ramo, dopo essersi aperto in un grande ambiente di crollo, prosegue in una galleria allagata, con classica spiaggetta con acqua degradante, larghezza 5/6 metri, altezza circa 2,5 metri.

La galleria si perde nell’oscurità e lascia spazio alle migliori fantasie dei primi esploratori.

Qualcuno si avventura in acqua mosso dall’irrefrenabile desiderio di vedere “qualcosa in più” ma quando l’acqua arriva fin quasi alla vita si rende conto che questo non può essere il modo…

In associazione si comincia a fantasticare sull’idea di acquistare un canotto per proseguire le esplorazioni, così come quella di acquistare un congruo numero di mute, sicuramente l’idea è stimolante…

Le velleità cessano di lì a poco quando, a seguito di alcune violente piene, ci si accorge che gran parte dei materiali utilizzati per predisporre la linea di progressione sono stati compromessi ed ormai sono inutilizzabili: moschettoni (in lega) semi-tranciati, corde lesionate e via discorrendo.

Là sotto in caso di piena deve essere un vero e proprio inferno.

La presenza di schiuma a soffitto (2/3 metri) nei pressi della partenza del tratto semi-allagato è chiaro indice di piene spaventose.

Sarebbe tutto da riarmare facendo un lavoro certosino, predisponendo armi antiacqua e numerosi traversi, ovviamente tutto in inox…altrimenti è come buttare via il materiale.

Ma il tempo è tiranno, i materiali scarseggiano, i fondi anche e le esplorazioni nell’abisso proseguono in tutte le direzioni…

Morale della favola il risultato è che il grande collettore non viene più mai nemmeno percorso, in attesa di tempi migliori.

Del bellissimo ramo non esistono nè video, nè fotografie.

Il ricordo vago di grandi ambienti, tutti da indagare, presenti nella parte antica e sommitale della forra e quello di antichi arrivi fossili accresce il senso di impotenza e dispiacere al pensiero di cosa possa celarsi laggiù…

Le esplorazioni nel complesso proseguono, viene mappato ed esplorato anche il reticolo di grandi freatici nei fondi, fino ad arrivare al Sifone Smeraldo prima e fino al Sifone Salsa Rosa successivamente.

Viene poi scoperto l’Abisso Nueva Vida (2012), secondo accesso al grande sistema di grotte.

Nel 2013 una lunga forra-meandro ci conduce da Nueva Vida in ambienti noti (e spettacolari…) di Bueno Fonteno ed è così coronato anche il sogno di una “giunzione” tra le due grandi grotte, in compagnia degli amici del Gruppo Grotte Brescia.

In questo contesto piuttosto frenetico, qualcuno si ricorda di una galleria posta esattamente sopra al sifone di Salsa Rosa… Precedentemente ignorata, viene raggiunta con una semplice risalita e percorsa integralmente fino ad affacciarsi sopra ad una grandiosa galleria allagata: il nome, Canal Grande, è tutto un programma!

A rilievo Canal Grande è esattamente in linea con i fondi di Hydrospeed…distanza in pianta circa 70 metri…galleria allagata…quote coincidono…facile ipotizzare il probabile collegamento tra i due “tronconi” di galleria…

Ma ovviamente bisogna accertarlo.

E’ il 2016 e prende corpo l’eccitante idea di percorrere a nuoto la grande galleria: ad offrirsi per l’impresa sono la brava Monia Casaletti, ex socia di Progetto Sebino, e Fabrizio Dal Corso, intraprendente speleosub del Gruppo Grotte Saronno che da un paio di anni militava anche in Progetto Sebino dando il proprio contributo con alcune immersioni speleosubacquee rivelatesi utili.

La traversata a nuoto avviene con successo, nell’ambito di una punta esplorativa in cui PS viene supportato nuovamente da alcuni soci del Gruppo Grotte Brescia, in quel periodo frequentatori piuttosto assidui degli abissi del Sebino Occidentale.

Come prevedibile, i due dopo una nuotata di circa 70 metri percorrono Canal Grande ed approdano ai fondi di Hydrospeed, confermando il quasi scontato collegamento.

Monia e Fabrizio, bravi protagonisti della piccola/grande impresa, raccontano tuttavia di non aver visto alcuna galleria laterale o a soffitto e, apparentemente, di non aver notato prosecuzioni anche nella zona sommersa.

Cogliamo l’occasione di ricordare con affetto il compianto Fabrizio Dal Corso che purtroppo ci lasciò pochi mesi dopo. In occasione di una immersione di routine (per allenamento) nel Lago di Como, in compagnia di Davide Corengia, altro noto speleosub lombardo, verosimilmente per dei problemi tecnici lasciò la sua vita terrena ed in tutti noi un senso di vuoto, tristezza e sgomento. Per quanto la sua militanza all’interno di PS non fu lunghissima, il suo contributo a livello esplorativo fu comunque importante e, più in generale, tutti lo ricordiamo come un bonario e simpatico compagno di avventure. R.I.P.

Siamo nel 2017 ed alla storia più recente di Progetto Sebino, con la nascita del progetto “100 km di Abissi”, finanziato da Società Uniacque e supportato in maniera importante a livello promozionale dal Lions Club Val Calepio e Valle Cavallina.

Rimandiamo alla pagina dedicata per tutti gli approfondimenti su natura, risultati, scopi dell’ambizioso e per certi versi pionieristico progetto.

Tra le varie attività che vi sono contemplate, il riarmo completo dei principali rami del complesso.

Ciò a fini esplorativi puri ma anche direttamente connessi alle attività scientifiche di monitoraggio e tracciamento dei corsi d’acqua. Senza dimenticare la divulgazione e la documentazione, attività che accrescono la propria importanza parallelamente alla visibilità mediatica.

Da questo punto di vista è ormai assolutamente prioritario il riarmo del più importante collettore, Hydrospeed, che merita di essere riattrezzato con tutti i crismi e con armi definitivi, comodi e antiacqua.

Ecco che allora comincia una prima serie di punte di riarmo, dove tutti gli armi vengono rifatti ex-novo, spesso cambiando completamente la linea di progressione, per evitare che corde e punti di ancoraggio siano ancora esposti alla violenza delle piene.

Tutto il materiale utilizzato è in inox, con chiodi del 10, vengono utilizzate numerose soste, predisposti passaggi con staffe metalliche a parete o addirittura installati cavi in acciaio per superare in maniera funambolica alcune vasche…un gran lavoro ed un investimento i cui frutti potranno essere raccolti per anni e anni !!!

Mano a mano che prosegue il riarmo, Hydrospeed svela la sua imponenza: percorrendolo lascia basiti, ogni angolo o passaggio dà chiaramente l’idea della forza della natura e del lavorìo incessante dell’acqua che, verosimilmente impostandosi su una grande frattura di natura prevalentemente tettonica, ha modellato una spettacolare e tenebrosa forra assolutamente meritevole di essere documentata con scatti fotografici ed eventuale video ad hoc.

Perchè, è giusto ricordarlo, del più importante ramo del complesso, non esisteva nemmeno una fotografia…

A circa metà del ramo una grande galleria superiore stimolerebbe le fantasie di chiunque e così una squadretta composta da soci di PS, Speleo CAI Lovere e GSB le Nottole si rende protagonista di una bella esplorazione, quando a seguito di una risalita non proprio banale su parete aggettante viene prima raggiunta e poi percorsa la grande galleria. Dopo circa 80 metri l’urlo strozzato in gola: ci si riaffaccia su un grande P40 in ambienti già noti. Al di là del grande vuoto, però, la galleria sembra proseguire e sarà oggetto di future esplorazioni…

In generale, progredendo lungo il ramo, sono numerosi i dubbi relativamente a grandi e sospetti vuoti che occhieggiano qua e là osservando verso l’alto. Il problema è che la forra è alta mediamente 40/50 metri e quindi per raggiungere tali ambienti saranno necessarie numerose e impegnative risalite.

Senza contare che i punti più allettanti sono verso i fondi del ramo, quindi a diverse ore di progressione dall’ingresso.

Assolutamente fondamentale quindi, anche a fini di sicurezza, optare per un lavoro di riarmo davvero di livello.

Se vorremmo esplorare questo settore del complesso sarà importante curare ogni dettaglio.

E’ in questo contesto che matura l’idea della bizzarra “Operazione Caronte”.

L’accertata giunzione Salsa Rosa-Hydrospeed lasciava infatti irrisolti numerosi aspetti.

Tanto per cominciare il tratto semi-allagato andava come minimo rivisto. E con tutta la calma del caso. 70 metri di galleria in un contesto freatico sono un’enormità e qualcosa potrebbe essere sfuggito ai due arditi primi “traversatori” Monia e Fabrizio, se non a livello aereo quantomeno nella parte sommersa.

Inoltre, viste le possibili esplorazioni sui fondi di Hydrospeed, decisamente lunghe e impegnative, forse era opportuno prevedere altre soluzioni. Ad esempio quella di arrivare al Campo Base di -420 m scendendo lungo il Ramo Principale e da lì, in circa un’ora di progressione, raggiungere il sifone Salsa Rosa e, infine, Canal Grande. Se ad attendere gli esploratori ci fosse un canotto, pensavamo, sarebbe possibile effettuare la traversata (operazione complessivamente di circa mezzora) e raggiungere i fondi di Hydrospeed.

A quel punto, progredendo verso monte, in tempi umani e in sicurezza (ramo completamente e comodamente riarmato) si potranno condurre le esplorazioni ed eventualmente, ad attività concluse, nuovamente riattraversare la galleria con il canotto per tornare infine al Campo Base.

Sicuramente una interessante possibilità in più, quantomeno.

Infine questa soluzione ci sembrava nuovamente funzionale alla sicurezza: in caso di problemi rientrando lungo il Ramo Principale (ad esempio una lesione importante ad una corda per via di un sasso?) sarebbe stato possibile risalire percorrendo Hydrospeed.

Insomma, il giro ad anello che si sarebbe venuto a creare era utile sotto vari punti di vista.

Fatto sta che, affascinati dall’idea di realizzare questa traversata con canotto (che evocava suggestioni da speleologia anni ’60 !!!) e di concretizzare un sogno cullato in primis dal nostro precedente presidente, la macchina organizzativa si mette in moto.

Arriva il momento dell’acquisto del canotto, si decide per un canotto a 3 posti…davvero carino.

Ok, il riarmo è finito, il canotto è stato acquistato…tutti convinti, ma adesso si tratta di portare giù il canotto e tutto l’occorrente !!! Serviranno inoltre i remi, la pompa per il gonfiaggio e, per non correre rischi anche i giubbotti di salvataggio…

L’acqua infatti ha una temperatura di circa 10°C e nella parte verso Salsa Rosa sembra alta anche più di 7/8 metri…indosseremo anche l’attrezzatura speleo…in caso di caduta dal canotto potrebbe essere pericoloso…

Nell’insieme, mica uno scherzo: il canotto pesa oltre 15 kg ed occupa un volume paragonabile ad un piccolo frigorifero da campeggio.

Andrà opportunamente imballato e protetto con strati e strati di plastica da imballo, pluriball e affini, il tutto ben nastrato…

In 2 punte tutto il materiale viene portato con successo fino ai fondi di Hydrospeed, peraltro questa operazione consente di testare gli armi appena realizzati affinando alcuni passaggi.

Siamo nell’estate 2019. Bene, a questo punto è tutto pronto…si tratta solo di individuare i 2 giorni in cui effettuare la traversata.

Avviene poi una cosa del tutto inaspettata che, se da un lato comporta il rinvio dell’ Operazione Caronte, dall’altro la impreziosisce ulteriormente con nuove valenze e significati.

Nell’autunno 2019 Progetto Sebino viene infatti contattato da una produzione internazionale franco-tedesca incaricata della realizzazione di ben 5 documentari a sfondo naturalistico incentrati sui 5 laghi maggiori del Nord Italia che, come noto, sono meta prediletta tutti gli anni di migliaia di turisti specialmente tedeschi.

Il 2019/2020 sarà dedicato alla produzione del documentario sul Lago d’Iseo e, quando regista e produttore digitano sui motori di ricerca “Lago d’Iseo”, numerosi sono i link che rimandano al nostro sodalizio e al grande complesso del Sebino Occidentale.

Stiamo parlando di un documentario che verrà mandato in onda su ZDF/arte, un’importante emittente pubblica tedesca, paragonabile alla nostra RAIDUE e che viene vista anche in Francia, Austria e Svizzera. Inizialmente tradotto in francese e tedesco, ne verrà successivamente realizzata una versione ancor più internazionale in inglese e, forse, anche una in italiano!

Insomma, stiamo parlando di qualcosa di decisamente significativo.

Dopo aver conosciuto la regista e parte dello staff e averli accompagnati fin oltre l’ingresso per circa 30 metri, ci confermano definitivamente di voler dedicare uno spazio di circa 3/4 minuti (durata complessiva del documentario circa un’ora) al fenomeno carsico e alle ricerche condotte da Progetto Sebino.

L’idea originaria è di un vero e proprio reportage dall’interno, sulla falsariga di quanto fatto con la trasmissione cult “Superquark” nella primavera 2019, quando un’intera troupe di 4 operatori viene calata fino a circa 120 metri di profondità per la realizzazione di un pezzo della durata di 10 minuti annunciato dal leggendario Piero Angela e collocato nella puntata inaugurale dell’edizione estiva.

Il successo dell’operazione, legato anche all’indispensabile supporto offerto da speleologi provenienti dal GS Valseriana Talpe, GSB Le Nottole e Speleo CLUB Orobico, e che ha avuto ricadute importanti in termini di visibilità per Progetto Sebino, ci spinge a tentare di alzare ulteriormente l’asticella.

Progetto Sebino propone quindi alla produzione di individuare un esperto documentarista e speleologo che possa affiancarci durante l’Operazione Caronte: quale migliore occasione di raccogliere riprese video e scatti memorabili professionali di uno dei più importanti e imponenti rami del complesso?

Ovviamente anche la produzione sembra decisamente attratta all’idea di riuscire ad inserire nel documentario immagini del tutto inedite e spettacolari, funzionali anche agli scopi sensazionalistici che i prodotti televisivi solitamente rincorrono. L’alternativa è optare per immagini di repertorio oppure effettuare un reportage molto simile ad altri già realizzati anche nel recente passato (rivista OROBIE, servizio TG1, ecc. – vedi le news.

Ma trovare un documentarista professionista/speleologo, disponibile a prestarsi per raggiungere la profondità di quasi 500 metri, effettuare la traversata con canotto, per poi pernottare al campo base ed uscire il giorno successivo, documentando il tutto, è tutto fuorchè banale. In Italia forse si conteranno sulle dita di una mano persone con questi requisiti.

Ecco perchè in Progetto Sebino si era già persuasi da tempo che tale proposta non avrebbe avuto seguito.

Ma a volte i sogni si avverano…e infatti dopo qualche settimana la produzione ci contatta dicendoci di aver trovato la persona giusta…

Incredibile ma vero…è una nostra vecchia conoscenza, praticamente un amico…si tratta di Vittorio Crobu!!!

Crobu è uno stimatissimo speleologo documentarista sardo, assai noto nell’ambiente speleo, Presidente dell’Associazione A.S.Pro.S. (Associazione Speleologica Progetto Supramonte) e socio dell’Associazione Geografica LA VENTA, conosciuta in tutto il mondo per la capacità di condurre esplorazioni geografiche, scientifiche e speleologiche in aree remote del globo e autrice di numerosi video documentari che spesso hanno fatto man bassa di svariati premi e riconoscimenti in ambito internazionale.

Assolutamente curioso il fatto che Progetto Sebino avesse già collaborato con Vittorio Crobu nel 2009 quando, assieme alla compagna Carla Corongiu, accompagnarono lo speleosub sardo Marcello Moi in occasione della prima storica immersione speleosubacquea nel Sifone Smeraldo, sui fondi dell’Abisso Bueno Fonteno, sempre a scopi di documentazione.

Fu quella un’esperienza memorabile di cui tutti noi conserviamo un ricordo indelebile.

Da allora, a parte qualche fugace incontro con relativa chiacchierata ai raduni speleo nazionali, i contatti si erano persi…

Fatto sta che la notizia ha dell’incredibile: Vittorio conosce già la grotta e, anche se sono passati anni, sa cosa lo attende; è un fortissimo speleologo e bravissimo documentarista ipogeo; infine, per quanto annebbiata dal tempo, c’è una conoscenza personale…non è la persona giusta, è la PERSONA PERFETTA !!!

Grande gioia ed entusiasmo in Progetto Sebino…per l’Operazione Caronte non poteva esserci migliore chiusura del cerchio !

Ci sentiamo con Vittorio ed è come se fossero passati 2 giorni…feeling ed alchimia totali…ce lo ricordavamo come un tipo simpatico ma ci ricordavamo male…è simpaticissimo !!! E di un’umiltà davvero rara…

Quando ci comunica che verrà nuovamente con la compagna Carla Corongiu doppia festa, bello ritrovare anche lei.

A quel punto, appare chiaro che il destino ha deciso di fare dell’Operazione Caronte un piccolo/grande pezzo di storia di Progetto Sebino…

Dopo settimane di continui rinvii dovuti alle condizioni meteo finalmente siamo al 10/11 Gennaio 2020: ecco a voi l’Operazione Caronte !!!

DIARIO DELL’OPERAZIONE

Di Maurizio Greppi

10 GENNAIO

Il ritrovo è in Piazza a Fonteno verso le 15:30 con Vittorio e Carla, arrivati appena un paio d’ore prima dopo il viaggio in nave dalla Sardegna la notte precedente.

Ad accoglierli per gli onori di casa ci saremo come PS io e il vice presidente Claudio Forcella. L’idea è di dedicare il pomeriggio ad interviste fuori dall’ingresso della grotta.

Il comitato di accoglienza ha dato il benvenuto a Vittorio e Carla appena arrivati a Fonteno

Quando ci incontriamo c’è subito un gran bel feeling e, almeno per quanto riguarda Vittorio e Carla, il tempo non sembra nemmeno passato.

Si chiacchiera di un pò di tutto e ci si confronta relativamente ad alcuni aspetti per l’esplorazione del giorno successivo.

In un bel clima allegro e spensierato andiamo subito in valle. Lungo il sentiero Vittorio scatta alcune foto. Infine raggiungiamo l’ingresso dove io e Claudio ci prestiamo per delle interviste.

Prime operazioni di documentazione, le interviste in esterna in preparazione alla spedizione.

Lo sguardo sognante di Claudio mentre rievoca le prime esplorazioni di Bueno Fonteno

E’ il momento di salutarsi per un attimo, prima del ritrovo per cena.

Vittorio e Carla devono sbrigare alcune faccende nel loro appartamento di Fonteno, io e Claudio dobbiamo cominciare a preparare sacche e materiali per l’indomani e dovremo anche passare dal magazzino per recuperare alcune attrezzature.

La sera bella pizza in compagnia a Solto Collina, dove veniamo raggiunti dalla mia famiglia.

Momento conviviale alla vigilia della spedizione.

Bello discutere di tutto, ma davvero di tutto: dall’esplorazione spaziale, alla recente esperienza in Slovenia di Vittorio e Carla con gli astronauti dell’ESA, all’etica speleologica, all’ambiente speleo regionale lombardo e sardo, ecc.

Ci salutiamo per la notte con la convinzione che nel weekend vivremo insieme una gran bella avventura.

11 GENNAIO

Il ritrovo è per le 9:00 alla ormai classica forneria di Solto Collina, famosa per le sue deliziose e monumentali brioche.

Alla spicciolata arriviamo tutti: io, Claudio, Fabio, Andrea, Gianluca e infine ovviamente anche Vittorio e Carla.

Dopo le presentazioni di rito con gli altri soci ed una piacevole e abbondante colazione è il momento di muoverci…il dovere ci chiama.

Solito carosello di macchine, zaini, sacche, trapani e poi via verso la Piazza di Fonteno dove è necessaria un’altra sosta per l’acquisto di alcuni generi alimentari di conforto nel negozietto del paese. Ci organizziamo con auto e fuoristrada e finalmente via sullo sterrato che porta in Valle di Fonteno.

In un clima sereno e divertito prepariamo le numerose sacche e smistiamo il materiale…come al solito la mulattiera da color grigio calcare si trasforma in un variopinto tappeto di bidoncini, tute, moschettoni e via discorrendo.

La quadra ormai pronta per l’ingresso in Bueno.
Da sinistra: Andrea, FAbio Vittorio, Carla, Claudio, Maurizio.
Dietro la camera, Gianluca che scatta la foto.

Purtroppo per via di alcune defezioni dell’ultimo minuto, per imprevisti vari, alla fine abbiamo due sacche di troppo: siamo in 7 ma le sacche sono 9…e Vittorio e Carla potranno gestirne una sola in due per velocizzare le operazioni di ripresa. Per fortuna una delle sacche in eccedenza è quella contenente i giubbotti di salvataggio, unica cosa non ancora portata sui fondi di Hydrospeed per la traversata, che sono davvero leggerissime benchè ingombranti (occupano l’intera sacca).

Giusto il tempo di 2 foto ricordo e infine, abbastanza carichi, ci muoviamo verso l’ingresso.

Lungo il sentiero di avvicinamento Vittorio fa alcune suggestive riprese finchè finalmente è il momento di entrare. Sono già le 13:00 e siamo un pò in ritardo sul rullino di marcia ma pazienza: l’importante è divertirsi e portare a casa il risultato.

Se anche arrivassimo al Campo Base a notte inoltrata pazienza. La prospettiva del pernottamento al Campo Base è un’autentica garanzia che infonde tranquillità e relax all’intero gruppo.

Anche all’ingresso vengono fatte altre riprese rivelatesi molto efficaci: la strettoia con le sacche, il passaggio disagevole nel tratto di forra con fondo sconnesso fino alla saletta con il trivio, ecc.

Vittorio e Carla sono molto meticolosi e non lasciano niente al caso, come del resto è giusto che facciano dei veri professionisti. Capiamo subito che i tempi si dilateranno notevolmente: il nostro sarà un lungo viaggio. Impossibile fare previsioni sui tempi.

L’ordine di progressione deve essere un minimo organizzato perchè la regista ha richiesto che per il 90% le riprese dovranno essere incentrate su di me e su Fabio Gatti (naturalista e responsabile scientifico del sodalizio).

Il regime idrico è tranquillo, persino inferiore alla media e questa è un’altra notizia rassicurante…

In un’atmosfera sempre rilassata e goliardica arriviamo fino al P50 “Fonteno Beach” alla cui base la settimana precedente avevamo posizionato delle esche per la nutrita fauna ipogea a scopi di documentazione.

In effetti numerose creature troglobie si aggirano festose nei pressi…

E’ quindi il momento di un’altra lunga session fotografica e di riprese video con intervista a Fabio incentrata su tematiche biospeleologiche.

Gruppo di Monolistre in una pozza alla base di una cascata a Fonteno Beach. (Foto V. Crobu)

Il freddo comincia a farsi sentire: io, Andrea e Gianluca cominciamo a muoverci fino a Sempredritto. Nei pressi del lungo traverso che si affaccia sul sottostante P25 mangiamo qualcosa discorrendo del più e del meno in attesa degli altri.

Claudio, Fabio, Vittorio e Carla ci raggiungono dopo circa un’ora e mezza.

E’ il momento di rimettersi in cammino: prossimo “puntello” a Laguna Blu dove ci coordineremo per la documentazione del maestoso P40 iniziale che, per l’occasione, in onore dei nostri ospiti sardi, proponiamo di chiamare “Pozzo Culurgiones” (tipica specialità culinaria sarda…).

Giunti al bel lago di Laguna Blu alimentato dalla spettacolare cascata è il momento di avventurarsi lungo Hydrospeed che ci accoglie con il suo scenografico P40 alla cui base la forra, larga anche 10 metri, è sempre spazzata da un discreto venticello (dovuto anche al salto della cascata) e dove è ovviamente sempre presente una costante nebulizzazione.

Per l’occasione Vittorio decide di installare sul mio casco un ingombrante supporto per GoPro perchè vuole documentare la discesa.

Per quanto mi riguarda è la prima volta che utilizzo una GoPro in grotta montata sul casco e non è semplicissimo, non essendo abituato, scendere un bel pozzone seguendo la raccomandazione di non muovere troppo la testa; soprattutto, il supporto che viene installato, lungo circa 25 cm, porta a sbalzo la GoPro sopra la mia testa allo scopo di inquadrare e filmare le mie mani durante le operazioni…quindi massima attenzione a non urtarla sopra la parete rocciosa e sulla corda…il tutto sporge circa 15 cm e anche il peso, seppur infimo, disturba un pò sbilanciando il casco in avanti.

Terrò la GoPro ancora per un tratto lungo la forra, giusto per documentare ancora un paio di verticali ed alcuni traversi.

Tutto procede molto bene e, nonostante i tempi delle riprese e la numerosità del gruppo, il ritmo di progressione è praticamente ottimale visto che riusciamo a gustarci per bene il grande collettore limitando davvero al minimo i momenti di freddo…

Hydrospeed è davvero spettacolare e anche Vittorio e Carla, che non lo avevano mai percorso, per quanto ormai abituati a vedere enormi complessi carsici all’estero o anche in terra natìa, non certo avara in quanto a presenza di grotte caratterizzate da grandi gallerie, restano piacevolmente sorpresi dall’imponenza del ramo, dalle sue morfologìe e dalla sua acquaticità. Assolutamente piacevole, durante la progressione, dibattere sulle differenze riscontrabili tra i fenomeni tipici del carsismo sardo e l’Abisso Bueno Fonteno.

Attacco del pozzo del P30 lungo la via dei fondi. (Foto V. Crobu)

Fasi della progressione, uno scorcio di uno dei tanti traversi armati per evitare l’acqua. (Foto V. Crobu)

Condotta freatica scavata in pressione. (Foto V. Crobu)

Ogni angolo, scorcio o salto sarebbe meritevole di riprese e scatti ma il tempo è tiranno e a malincuore Vittorio e Carla devono fare delle scelte, sempre gestite con grande professionalità, maestrìa e lucidità: il risultato finale li ripagherà con riprese e foto decisamente di livello.

Mano a mano che procediamo scrutiamo verso la volta della forra e, sempre più spesso, dei grandi vuoti incombono sopra di noi. In un paio di punti in particolare sembrano visibili delle grosse prosecuzioni…

E’ poi la volta di scendere e documentare il secondo, davvero spettacolare, P40 (all’epoca delle prime esplorazioni venne chiamato Onde Nait).

Già arrivare al primo ancoraggio percorrendo una stretta cengia è una botta di adrenalina pura. Le morfologìe sono particolarmente belle: il pozzo, largo una quindicina di metri, curva progressivamente verso destra per poi allargarsi ulteriormente in corrispondenza di un tiro verticale nel vuoto.

Il corso d’acqua, dopo un primo salto di circa 25 metri, impatta su un’ampia cengia dove la cascata fa un secondo salto…da brivido !!!

Vittorio si posiziona sul fondo e, coadiuvato in questo caso da Fabio che tiene il faretto a led, fa delle riprese E-S-A-G-E-R-A-T-E.

Io, Andrea e Carla chiudiamo la cordata e ci godiamo una discesa da urlo: bellissimi giochi di luce e riflessi sulle lisce pareti calcaree, la vista della cascata dall’alto…davvero bello!

Scorcio dell’ultimo P40 prima delle gallerie di fondo. (Foto V. Crobu)

Dettaglio dell’arrivo alla base del P40 finale di hydrospeed. (Foto V. Crobu)

Ormai ci siamo quasi, mancheranno circa 200 metri alla parte di galleria semi allagata ed al nostro canotto che ci attende, ormai da mesi, nella più totale oscurità.

Tempo mezzora scarsa ed arriviamo alla nostra meta.

La stanchezza comincia a farsi sentire e anche la fame: è mezzanotte !!!

E dobbiamo ancora traversare e poi raggiungere il Campo Base…

Ovviamente non mancano le variabili: non esiste un rilievo del tratto di galleria che però, verosimilmente dopo una ventina di metri, sembra fare una curva. Non è del tutto da escludere un restringimento, per quanto improbabile, che non consenta il passaggio del canotto. Se così fosse bisognerebbe ritornare indietro da Hydrospeed e tanti saluti al Campo Base con relativi festeggiamenti…..

L’ambiente dove ci troviamo è una specie di salone, con molto materiale di crollo a pavimento. Pochi metri distante si trova la “spiaggetta” (denominata “Approdo del Re”) da cui partiremo per la nostra avventurosa e bizzarra traversata.

Mentre consumiamo uno spuntino, qualcuno si occupa di gonfiare il canotto…Caronte ci attende…e in men che non si dica, il canotto è pronto.

Ci organizziamo per le riprese, decidiamo che sale prima e chi dopo, giubbotti di salvataggio e…via! E’ il momento di navigare solcando placide e limpide acque turchesi…

Autentico mattatore di questa avventura è il nostro infaticabile Andrea “Caronte” Belotti, da sempre uno tra i principali e più “caldi” sostenitori di questa operazione.

L’adrenalina c’è e si percepisce tutto intorno a noi e si pregusta, incrociando le dita, un’atmosfera di festa: un pò come quando gioca la Nazionale e tutti, di fronte al maxi-schermo in piazza, non aspettano altro che il gol che sancisce il passaggio del turno…

Il nostro traghettatore che è pronto da mesi a questo impegnativo ruolo.

Andrea “Caronte” Belotti si dà un gran daffare, si sbatte, corre a destra e a manca…

Remi in mano e…viaaa, si parte !

Fasi di imbarco e partenza dei carontati. (Foto V. Crobu)

I primi a salire per testare la “navigazione”  sono lo stesso Andrea e Claudio che si offrono di andare in avanscoperta. Nella parte iniziale la galleria si abbassa localmente e i nostri intrepidi navigatori sono costretti addirittura ad abbassarsi leggermente per non urtare con la testa il soffitto.

Noi altri ci posizioniamo in trepidante attesa sulla spiaggetta (Approdo del Re) scrutando il canotto che si allontana nell’oscurità finchè non scompare del tutto alla nostra vista…

Emozioni difficili da descrivere se non si provano: basti riflettere che eravamo quasi a 500 metri di profondità, di sabato notte, osservando degli amici che si allontanano su di un canotto nell’oscurità di una galleria allagata…..

Momenti lunghi e “piacevolemente tesi” mentre aspettiamo di vederli rientrare…

Passano alcuni minuti che sembrano un’eternità finchè, finalmente, ci sembra di vedere qualcosa…forse…una luce…sì, esatto, sono loro, stanno rientrando !

Che cosa avranno visto? Ci daranno buone notizie? Sarà possibile riuscire ad arrivare dall’altra parte?

Si avvicinano sempre di più e finalmente, quando sono a pochi metri, il sorriso stampato sui loro volti ci fa capire che è ufficiale: si può festeggiare !!! I nostri sforzi sono stati ripagati a quanto pare !!!

Ci raccontano emozionati di un viaggio tutto sommato breve (circa 70 metri) ma spettacolare.

Nessun intoppo.

Ci raccontano di bellissime morfologie visibili a soffitto sulla volta della galleria.

Ci raccontano, soprattutto, di aver visto una grande galleria sommersa in interstrato…4 m x 2 m…perdersi nell’oscurità, a circa 5/6 metri di profondità…eh?! Coosa?!

Wow !!!

 

Cercasi speleosub disperatamente !!!

Quanta roba, quante belle notizie…

Vittorio e Carla non si fanno troppo distrarre dal nostro fantasticare e procedono con la documentazione.

E’ il momento di effettuare la prima vera e propria “traversata senza ritorno”: ora chi si imbarca, arrivato dall’altra parte, risalirà su corda sfruttando una calata precedentemente predisposta e attenderà gli altri dal lato di Canal Grande…

Salgono ancora Claudio, Gianluca e, ai remi, un estasiato Andrea “Caronte” Belotti. Sventagliata di flash per foto e selfie e via, in mare aperto…

Dopo circa una ventina di minuti vediamo tornare il canotto, governato da un quasi irriconoscibile Andrea Caronte che per l’occasione ha  perso la sua proverbiale calma e sembrerebbe poter andare avanti a remare per ore…

E’ la volta di Vittorio e Carla, alla guida sempre Andrea Caronte: le immagini raccolte dai due documentaristi saranno spettacolari, con il primo piano del canotto che procede nella galleria allagata e con stacchi sulle belle morfologie della volta.

Torna Andrea Caronte Belotti ed è la volta di me e Fabio di salire sul gommone, questa sarà (per oggi) l’ultima traversata…

L’ultimo selfie prima di abbandonare il canotto

Confermo le belle emozioni di meraviglia e stupore miste ad adrenalina durante il nostro “viaggio”, soprattutto spettacolare la parte finale del tragitto quando la galleria si apre in grandi ambienti. Qui l’acqua è alta almeno 7/8 metri ed è cristallina… Ci soffermiamo con tutta la calma del caso ad osservare quella che sembra a tutti gli effetti la prosecuzione sommersa…la voglia è di fare un tuffo in apnea per vedere di che si tratta, ma l’esplorazione è solo rimandata!

Arrivo degli ultimi Carontati alla corda che li riporterà a Salsa Rosa. (Foto V. Crobu)

Appeso alla calata Vittorio scatta splendide foto e raccoglie clip video che sicuramente si candidano ad essere tra le più belle immagini mai raccolte all’interno del monumentale complesso di grotte.

Oltre a noi tre sul gommone ci sono svariate sacche con i materiali che appendiamo ad una corda aggiuntiva e che Claudio, non senza fatica, riesce ad issare verso l’alto ed a disporre lungo la condotta che a suo tempo venne chiamata Quo Vadiz.

Ludici i momenti in cui a turno, prima Fabio, poi io e infine Andrea Caronte abbandoniamo la nostra imbarcazione, sfruttando per l’operazione una sorta di “darsena” naturale scavata nella roccia.

Non meno divertenti i momenti successivi in cui, tra grovigli di corde e improvvisate ipotesi sul “come fare”, decidiamo di recuperare il canotto issandolo fin sopra alla condotta, dove lasciamo anche pompa per il gonfiaggio, giubbotti e remi. La stanchezza ormai si sente, sono le 2:30 di notte e la strada verso il Campo Base non è comunque brevissima…

Ci riposiamo un momento e ci muoviamo per raggiungere gli altri che nel frattempo si sono incamminati.

Ci ricongiungiamo con loro lungo i grandi freatici del fondo nei pressi del Sifone Smeraldo e, in un’atmosfera festosa, raggiungiamo compatti il Campo Base.

Sono le 4:30…

Il campo base riprende vita dopo una lunga pausa. (Foto V. Crobu)

Ci cambiamo e prepariamo quella che doveva essere la cena (ma per l’orario forse ormai era colazione!) e tra grasse risate e ulteriori riprese di Vittorio che voleva documentare anche momenti di vita al Campo Base ci prepariamo soddisfatti per un sonno rigenerante.

Gli occhi di tutti noi si chiudono con le immagini del gommone che solca le acque e della grande galleria sommersa avvistata…una sensazione bellissima…

12 GENNAIO

Ci svegliamo verso mezzogiorno.

Rigenerati da una buona dormita, non rimane che fare colazione, effettuare alcune ultime riprese al Campo Base e prepararsi per il rientro.

Altri momenti di ilarità quando il sottoscritto e Fabio devono dare sfoggio delle loro capacità di recitazione per una sequenza preimpostata richiesta dalla regista…

Ripartiamo suddivisi in 2 gruppetti tra le 14:30 e le 15:30 per evitare di aspettarsi lungo la sequenza di 5 pozzi da Mastondont. Le corde sono molto infangate e qualcuno ha problemi con i bloccanti ma comunque ci distribuiamo bene durante la progressione ed arriviamo più o meno tutti assieme al Ramo Fossile, classico e storico puntello all’asciutto dove rifocillarsi un pò dopo il superamento di circa 130 metri su corda.

E’ il momento di effettuare le ultime interviste a Fabio, prima che il freddo ci aggredisca ripartiamo nuovamente suddivisi in 2 gruppetti e procediamo spediti lungo il Ramo Principale.

Fermo immagine della presentazione per l’intervista.

Limitando al minimo le attese riusciamo a rimanere sostanzialmente compatti ed usciamo stanchi ma assai appagati verso le 21:30.

Ci cambiamo in valletta, rassettiamo il materiale e le sacche ed è finalmente tempo di andare a festeggiare con una bella pizza ed una birra rigenerante.

Anche quest’ultimo momento è assai gradevole e ottimale per commentare il lungo “viaggio” affrontato, ovviamente rievocando anche i momenti più divertenti e goliardici.

L’ Operazione Caronte è stata un successo e conserveremo per sempre il ricordo di questa splendida avventura.

Ringrazio tutti i miei compagni di viaggio: Claudio, Fabio, Andrea “Caronte”, Gianluca e ovviamente Vittorio e Carla. Impossibile non ricordare anche tutti i soci che, pur non potendo presenziare a questa prima storica traversata, l’hanno di fatto resa possibile dando un contributo determinante. Mi riferisco quindi a tutti coloro che hanno partecipato alle operazioni di riarmo di Hydrospeed, di fatto propedeutiche, con menzione particolare a “Super-Corra” Corrado Pasinelli (che si è spupazzato il trasporto del canotto qualche mese fa lungo tutto Hydrospeed !) e alla brava Ottavia Piana, altra socia che non si è mai risparmiata credendo fortemente in questa iniziativa fin dall’inizio.

Al termine delle operazioni l’immancabile celebrazione a tavola.
Da sinistra, Claudio, Andrea (Caronte), Gianluca, Vittorio, Carla. Dietro la macchina Maurizio.

 Un pò di lucida follia, gioco di squadra e impegno hanno ancora una volta reso possibile l’impossibile: alla prossima Carontata !!!

 Mauizio Greppi


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Foto V. Crobu