BACK TO QATOR!!! 01-09-2020

BACK TO QATOR !!!

Report: Martedì 1 Settembre 2020

Partecipanti: Claudio Forcella, Maurizio Greppi,

Luogo: Monte Sicolo, Valle di Fonteno

Obiettivo: discesa nuova verticale ed esplorazione nuovi ambienti

Ok, ci siamo. Dopo due giorni di scavo abbastanza massacranti finalmente oggi possiamo cogliere i primi frutti del nostro lavoro.

E’ inutile negarlo: le aspettative ci sono.

L’ambiente visibile non è per niente piccolo ed ha morfologie, ormai, da vera e propria grotta. L’aria c’è, non è poca e c’è sempre stata. Il posizionamento è ottimo.

Insomma, la possibilità di trovare un nuovo kilometrico bestione sotterraneo c’è tutta ed è lecito e legittimo sognare una nuova, seconda, storica giunzione…

Ovviamente siamo anche ben coscienti di come sarà più facile rimanere con l’urlo strozzato in gola.

Statisticamente in speleologia il 99% delle volte sono delusioni…a volte si viene premiati. Sì, solo a volte. Tutte le altre ci si diverte, si aggiunge un tassello di conoscenza in più alla ricerca ma si rimane, dopo intere giornate o nottate di scavo, quasi con un pugno di mosche in mano a livello puramente esplorativo.

In tarda mattinata siamo giù sul sentiero che ci conduce, passando sulle creste, verso la grotta.

La temperatura è sicuramente diminuita rispetto alle scorse due volte: intense precipitazioni temporalesche nei giorni immediatamente precedenti hanno decisamente rinfrescato l’aria e anche l’atmosfera complessiva è ormai quasi da Settembre inoltrato più che estiva.

Infatti quando arriviamo all’ingresso la sensazione è di una ulteriore diminuzione del flusso d’aria in entrata.

Prepariamo l’armo ad albero e scendiamo.

Come prima cosa decidiamo di ripulire il “Pozzetto Morandi” dalla grande quantità di materiale incastrata e letteralmente “appiccicata” sulle pareti. Facendolo precipitare verso il basso si infilerà nel passaggio ormai aperto e dove dovremo armare, cadendo nel nuovo ambiente. Siamo un pò restii, c’è il rischio che in un secondo momento quel materiale possa essere d’intralcio ma d’altronde non abbiamo altre soluzioni. L’ambiente visibile è ampio e mal che vada se anche si dovrà rimuovere non ci saranno certo problemi di spazio. Ormai il Pozzo Morandi è alto circa 6 metri e percorrerlo in quelle condizioni comincia ad essere rischioso. Pensare di rimuovere il materiale spostandolo  verso la sala di crollo iniziale, alla base del pozzo d’ingresso, significherebbe almeno un giornata di lavoro convinto in 3/4 persone, non ha alcun senso…quindi procediamo.

Un pò a calci e un pò aiutato dagli attrezzi da scavo Claudio si diletta facendo cadere di tutto…bim, bum, badabim…uno spettacolo.

Alla fine alcuni balocchi particolarmente grandi restano comunque incastrati nel passaggio e Claudio armeggia un bel pò per liberarlo definitivamente.

E’ il momento di armare e la situazione “fango” è già critica: siamo ricoperti e siamo dentro da poco più di un’ora…

Predisponiamo l’armo in maniera tale da poterci garantire la discesa anche sul fondo del pozzo che si vede ormai chiaramente sotto di noi (anche se in effetti molto materiale fatto crollare da noi poco prima si è depositato proprio alla base del pozzo).

E’ il momento di scendere…e di esplorare…

Ci troviamo in un ambiente alto mediamente sui 4 m, profondo 3 e largo sui 7 metri.

Alla nostra sinistra e alla nostra destra chiude: non è un meandro, piuttosto sembra una specie di saletta-crocevia.

Il pozzo scende per circa 3/4 metri.

Fango ovunque.

Vediamo almeno 3 potenziali vie da sondare…

Come prima cosa, scendo nel pozzo.

Effettivamente c’è una prosecuzione: un meandrino dimensioni medie 50×50 cm, al limite del transitabile ma a pavimento c’è uno sfondamento, sempre di dimensioni decimetriche.

Può darsi che qualche altra via si nasconda sotto alla coltre di materiale da noi fatto cadere in precedenza ma per verificarlo bisogna rimuovere tutto…vedremo poi.

La prova incenso conferma un movimento d’aria pressocchè assente.

Al momento quaggiù c’è da lavorare.

Decidiamo di sondare altrove…

Sul lato opposto al pozzetto ci sono due meandri. L’accesso di entrambi è però parzialmente ostruito da materiale di crollo.

Claudio ci lavora un pò e si infila nel primo meandro, non largo ma comunque più che transitabile agevolmente: si approfondisce subito in verticale per circa 4 metri e poi prosegue in orizzontale per altrettanti. Poi stringe e sembra dirigersi verso destra, non si capisce con quali dimensioni. La prova incenso ancora una volta è impietosa: aria pressochè assente.

Ci dedichiamo al terzo e ultimo vuoto visibile: dopo un semplice lavoro di allargamento, si apre un cunicolo transitabile e…dopo circa un paio di metri…ci si alza in piedi in un gran bel meandro!!!

Altezza sui 4 metri, largo 2.

Indaghiamo subito una specie di sfondamento a pavimento che potrebbe nascondere una prosecuzione ma risulta toppo di materiale.

Proseguiamo lungo il meandro…che ci tiene con il fiato sospeso: dopo pochi metri, camminando, svolta a sinistra, poi subito a destra…ma purtroppo stringe anche questa via…

Il passaggio, non transitabile, non però è così infimo: siamo sempre sui 20/30 cm di larghezza e poco oltre sembra leggermente allargarsi.

Indaghiamo un altro sfondamento a pavimento appena prima ma poi desistiamo: anche qui la prova con l’incenso non regala sussulti.

Torniamo sui nostri passi e veniamo incuriositi da un piccolo vuoto che si cela in corrispondenza di dove si trova la prima svolta del meandro. Non si vede bene però, alcuni massi ostacolano la visuale.

Ci incaponiamo e, praticamente sdraiati nel fango, inizia un intenso lavoro di rimozione del materiale e di cesellamento delle pareti…in particolare un grosso sasso incastrato ci fa parecchio tribolare. Finalmente riusciamo ad estrarlo e si riesce a vedere decentemente: il passaggio, anche in questo caso non transitabile (siamo sui 30×40 cm), sembra allargarsi dopo nemmeno un metro e poi sembra dirigersi verso il basso e verso destra. I classici giochi di ombre non ci consentono di comprendere se l’ambiente visibile più avanti è di dimensioni almeno accettabili o meno.

D’uopo la prova incenso: anche in questo caso nessun flusso d’aria purtroppo…

E’ ormai tardi e siamo completamente infradiciati e coperti di fango bagnato.

Dobbiamo rientrare.

Conclusione…per ora.

Qator si è in gran parte svelato: ora non è più un pozzo chiuso su frana inviolata.

Ora è una vera grotta, con nuovi ambienti, ben carsificati.

La via che abbiamo individuato è quasi certamente “quella giusta”: seguendo l’aria, abbiamo anche individuato quella che verosimilmente era anche la via che seguiva l’acqua, scavando un pozzetto laterale per poi modellare nuovi ambienti. Tutto coerente, inoltre, con inclinazione e giacitura degli strati rocciosi.

Con ben 4 possibili prosecuzioni, verso il basso o con andamento sub-orizzontale.

In tutte le possibili vie, i lavori da fare non saranno certamente semplici e veloci ma ad una prima impressione tutt’altro che proibitivi: abbiamo fatto ben di peggio in passato. Basti pensare allo scavo del Pozzo Morandi appena concluso: a ripensarci, già questa era una bella scommessa, peraltro vinta.

Bisognerà tornare in pieno inverno: con il flusso d’aria in uscita, sparato in faccia e bello deciso, capiremo quasi sicuramente quale sarà la via giusta da seguire e su cui investire in lavori di scavo e allargamento. Perchè tutta quell’aria non può essere sparita così. Nel nulla.

Se invece, arrivando in inverno, dall’ingresso non fuoriuscirà il solito fiume d’aria la risposta probabilmente l’avremo già: facendo cadere il materiale dal Pozzo Morandi abbiamo occluso la vera via alla base del nuovo pozzo scoperto. E quindi sapremo esattamente dove andare.

Qator può ancora riservare grandi sorprese…e

Maurizio

quest’inverno lo sapremo.

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